Rcs perde mezzo miliardo. Scontro in cda, lascia Merloni

È battaglia sulle condizioni dell'aumento di capitale. Fiat e Intesa in pista per l'inoptato. Della Valle scrive al board e contesta l'operazione

Guerra aperta sull'aumento di capitale da 400 milioni del Corriere della Sera: P aolo Merloni si è dimesso dal consiglio di amministrazione del gruppo Rcs in aperto dissenso anche rispetto alle condizioni strappate dalle banche per la ristrutturazione del debito; Diego Della Valle, che non siede nel board, ha fatto recapitare una contestazione formale dell'operazione ritenuta «iper-diluitiva».

Lo show down è avvenuto ieri sera, al termine di una lunga e infuocata riunione del consiglio di amministrazione del gruppo di via Solferino: sul tavolo, oltre al via formale al piano industriale con la connessa ristrutturazione del debito appena concordata con le banche, c'erano i dettagli dell'aumento e il bilancio del 2012.
Rcs ha perso 509,3 milioni (322 milioni il rosso del 2011) dopo svalutazioni per 435,1 milioni (349,2 milioni l'anno scorso). L'indebitamento è invece sceso a 845,8 milioni, complice la cessione di Flammarion. Questa mattina l'amministratore delegato Pietro Scott Jovane illustrerà l'intero pacchetto agli analisti, mentre il cda tornerà a riunirsi il 28 aprile per fissare il menù l'assemblea chiamata a deliberare l'aumento: l'assise è in agenda tra il 29 e il 31 maggio. Il patto, che blinda il 58% del capitale, si è finora impegnato a sottoscrivere pro-quota solo il 44%, con l'esito quindi di diluirsi anche se Intesa Sanpaolo e Fiat (spostando il pacchetto in Exor) potrebbero farsi carico di una parte dell'inoptato. Fuori dall'accordo parasociale, resta alla finestra il primo azionista Giuseppe Rotelli (16,5%) che non ha partecipato al board, così come Carlo Pesenti di Italmobiliare (7,4%), anch'egli subito freddo all'idea di mettere mani al portafoglio.
Scatterà comunque la rete del consorzio di garanzia intessuta dalle banche: Banca Imi, Centrobanca, Bnp, Mediobanca e Banca Akros copriranno fino a 166 milioni. Grande assente pare essere invece Unicredit.

Le dimissioni di Merloni (2%), che seguono di qualche settimane quelle del presidente della banca di Piazza Cordusio Giuseppe Vita, sarebbero collegate alla «doppia misura» impiegata da Rcs. Scott Jovane avrebbe in pratica concesso condizioni troppo «premianti» alle banche creditrici, riservando al contempo un aumento «punitivo» ai soci del gruppo: si parla di un prezzo prossimo ai 20 centesimi mamolti pensano che in prospettiva i 400 milioni oggi preventivati non basteranno, visto che sono soltanto il minimo per garantire la continuità aziendale del gruppo.
L'intesa sul debito, prevede invece un finanziamento a medio-lungo termine per massimo 575 milioni, da parte di Intesa Sanpaolo, Ubi, Unicredit, Bnp, Bipiemme e Mediobanca.