Rcs, Pesenti si dimezza Ma il rebus è Della Valle

A parte l'allure che circonda il salotto del Corriere, investire su Rcs partecipando all'aumento di capitale che scatta lunedì è rischioso. Ad ammetterlo è lo stesso gruppo guidato da Pietro Scott Jovane, tra le avvertenze del prospetto approvato dalla Consob. Rcs chiede infatti 421 milioni al mercato per evitare il fallimento, ma in parallelo deve realizzare il piano industriale. E le premesse non sono le migliori dato che i consulenti mettono le mani avanti definendo «ambiziose» alcune previsioni del piano stesso. A partire dalle stime di raccolta pubblicitaria, a proposito delle quali gli advisor tacciono «stante l'elevato grado di aleatorietà» del mercato, esprimendo al board dubbi «sulla tenuta dell'intero progetto di rilancio». Per contro sempre ieri è stato ufficializzato che l'aumento sarà coperto dal consorzio di garanzia per 380 milioni e sette soci del patto hanno firmato il lock up di sei mesi: Fiat, Intesa, Mediobanca, Pirelli, Fonsai, Mittel ed Edison. Anche i Pesenti hanno sciolto le riserve ma sottoscriveranno per il 3,75%, poco più della metà del 7,4% posseduto. Il patto dovrebbe continuare a blindare oltre la metà del capitale (50-54%) e il flottante essere esiguo, ma sul libro soci pende l'incognita di Diego Della Valle (8,7%) e di Giuseppe Rotelli (16,6%): se Mr Tod's rastrellasse l'inoptato diventerebbe il primo socio al 17%. Giornalisti e poligrafici hanno dato la loro disponibilità a partecipare, ma l'aumento non sembra a buon mercato: la nuova Rcs dovrebbe avere una market cap vicina a 740 milioni e una valorizzazione complessiva, incluso il debito, di 1,2 miliardi. Questo si traduce in un multiplo di 8,5 volte sui margini 2015, più alto di quelli di Mondadori o l'Espresso. La situazione si appianerà se Jovane si libererà di Dada e dell'immobile di Via San Marco, ricavandone 160 milioni. Le stime si basano sull'ipotesi che al termine della ricapitalizzazione le azioni Rcs si attestino a 1,7 euro contro i 3,56 euro (-6,32%) segnati ieri in Piazza Affari. Il cda ha fissatoun prezzo di emissione di1,235 euro, per uno sconto del 30% sul «Terp»: i diritti saranno negoziati fino al 28 giugno ed esercitabili fino al 5 luglio.
Il cda Rcs tornerà a riunirsi martedì per un aggiornamento sulla prevista cessione dei dieci periodici: l'offerta su alcune testate di Alfredo Bernardini De Pace sembra ancora favorita ma anche Daniela Santanché avrebbe rilanciato, allargando il perimetro della propria proposta. Rcs starebbe inoltre valutando lo scorporo della divisione Collezionabili di Rcs Libri, il cui marchio principale è Fabbri, che potrebbe finire allo stesso dg della divisione Marcello Honorato Giani.