Rcs, il Tar boccia i ricorsi di Bonomi & C.

Il 30 agosto la decisione di merito. Ma la Procura apre un fascicolo per aggiotaggio

Cinzia Meoni

Questa sarà ricordata come la calda estate dell'editoria: dalla creazione del polo La Repubblica-Stampa-Secolo XIX (in base all'accordo Cir avrà il 43,4%) alla battaglia per il controllo del Corriere. Su quest'ultimo fronte è giunto ieri un punto a favore di Urbano Cairo che è recentemente salito al 60% circa di Rcs con un'Opas che ha battuto l'Opa rivale lanciata da Andrea Bonomi con i soci storici del Corriere: Mediobanca, Pirelli, Diego Della Valle e Unipol.

Il Tar del Lazio ha infatti respinto i ricorsi di International Media Holding, Pirelli e Della Valle contro la mancata sospensione da parte di Consob dell'offerta di Cairo su Rcs. Per il Tar «non sussistono i presupposti» necessari alla misura cautelare richiesta. International Media Holding preso «atto del decreto emesso», si è detta «certa delle sue ragioni» che saranno esaminate dall'udienza collegiale del Tar del 30 agosto. Intanto però la Procura di Milano, sulla base di un altro ricorso presentato una settimana fa circa da Imh, ha aperto un'inchiesta contro ignoti per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. I fatti riguardano il passaggio sul mercato del 24% circa di Rcs, avvenuto tra il 12 e i1 15 luglio, in seguito al profilarsi del concetto di «Opa prevalente» delineato da Sergio Erede, consulente di Cairo. In sostanza, solo l'offerta vincente avrebbe potuto tenere i titoli apportati, mentre quella perdente sarebbe decaduta. A quel punto, in mancanza di tesi opposte da parte di Consob e di Imh, i fondi hedge che puntavano a incassare l'euro offerto da Imh avrebbero iniziato a vendere.

Sale poi l'attesa sull'avvio della rivoluzione Cairo al Corriere: l'imprenditore ha fretta e conta di entrare in cda a breve. Domani in occasione del cda di Rcs per la semestrale, potrebbero materializzarsi le dimissioni di 4 consiglieri. Cairo potrebbe quindi inserire nel board, per cooptazione, propri manager e dare avvio ai grandi lavori. Dal cda di Via Solferino non si sbilanciano, ma, secondo indiscrezioni, sarebbe ormai pronto anche l'accordo anche per la buonuscita del capo azienda Laura Cioli. Se ciò non dovesse avvenire, Cairo ha già pronto il piano B: un'assemblea degli azionisti da convocarsi a metà settembre. In Borsa Rcs ha chiuso a 0,8 euro (-0,25%), mentre Cairo ha perso l'1,5% a 3,9 euro.

Sempre ieri è arrivato un aggiornamento anche sul polo che ruota attorno al matrimonio tra La Repubblica, Il Secolo XIX e La Stampa. È stato infatti comunicato il piano di integrazione tra L'Espresso e Italiana Editrice, società partecipata al 77% da Fca e al 23% dalla famiglia Perrone, a seguito degli accordi di marzo.

Il nuovo polo da 750 milioni di fatturato sarà controllato da Cir con il 43,4% e partecipato da Fca con il 14,63% e dall'Ital Press dei Perrone con il 4,37%. Fca distribuirà però la sua quota fra i propri azionisti, a partire dalla holding Exor a cui rimarrà il 4,26% del capitale vincolato da un patto di lock up triennale. Una simile condizione, non è invece stata richiesta alla famiglia Perrone.

I patti di sindacato stipulati tra i tre protagonisti prevedono inoltre la nomina di John Elkann e Carlo Perrone nel futuro cda del gruppo, la delega a Cir per la designazione del presidente e dell'amministratore delegato e i consueti accordi di consultazione. Il nuovo gruppo editoriale nascerà, prevedibilmente, nel primo trimestre del 2017, una volta ottenuto il sì di Agcom e Antitrust.