Le rettifiche fermano Intesa, utile a 422 milioni

Prepararsi nel modo migliore ai prossimi stress test della Bce evitando aumenti di capitale» e mettersi in una «forte posizione negoziale in una possibile fase di consolidamento pan-europea». Sono queste le due ragioni che hanno spinto Intesa a frenare la propria redditività nel primo semestre 2013 aumentando del 24,8% su base annua gli accantonamenti a 2,843 miliardi. La scelta del Ceo Enrico Tomaso Cucchiani ha comportato una flessione dell'utile netto a 422 milioni, in calo rispetto agli a 1,274 miliardi dello stesso periodo dell'anno scorso. Occorre, tuttavia, ricordare che nei primi sei mesi del 2012 la bottom line si avvantaggiò di 173 milioni di rimborso Irap.
La Borsa, tuttavia, ha interpretato i risultati non positivamente e, dopo la pubblicazione, Intesa è passata in negativo chiudendo a 1,43 euro (-1,99%): l'utile del secondo trimestre, a causa delle svalutazioni e degli accantonamenti si è fermato a 116 milioni a fronte dei 180 milioni attesi dal consensus. La politica prudenziale ha «più che controbilanciato una buona performance operativa», si legge nel commento di Banca Akros.
In particolare, se si guarda al solo secondo trimestre si nota come le commissioni nette abbiano continuato a correre (+7,4% a 1,575 miliardi), mentre gli interessi netti sono tornati a crescere dopo cinque trimestri di flessione (+0,9% a 2,04 miliardi). Il contenimento dei costi (-4% a 2 miliardi) ha portato il risultato operativo ad aumentare del 2,5% a 2,073 miliardi. Insomma, l'immagine - fino a qui - non è quella di un istituto alle prese con problemi di redditività. Su base semestrale, invece, la flessione dei ricavi (-8,3% a 8,244 miliardi) è collegata al -17,6% degli interessi.
I 2,564 miliardi di rettifiche su crediti nei primi sei mesi del 2013 (2 miliardi l'anno scorso) e i 215 milioni di impairment su altre attività (l'1,69% di Generali è stato svalutato di 58 milioni) hanno determinato l'inatteso risultato. Ma, dall'altro lato, hanno prodotto un Core Tier 1 dell'11,7% (11,2% a fine 2012). Il coefficiente di Basilea 3 è all'11% e quello Eba al 10,8%, ben al di sopra del requisito minimo del 9 per cento. La liquidità è di 85 miliardi dopo il rimborso di un terzo del finanziamento Bce (12 miliardi su 36), mentre la copertura dei crediti deteriorati (+4,2% su fine 2012 a 29,6 miliardi) è al 44,2%, miglior livello del settore. Una tendenza contrastata anche attraverso la riduzione delle erogazioni: -4,5% i finanziamenti a 358 miliardi in virtù delle diminuita esposizione alle grandissime imprese. È cresciuta dello 0,9% la raccolta diretta a 372 miliardi.
Anche se lo scenario macro «mostra i primi segnali di miglioramento», ha spiegato Cucchiani, «ci vorrà del tempo prima che gli sviluppi positivi si trasmettano al settore bancario» e così Intesa si è «attrezzata» per affrontare gli stress test. I fondamentali sono talmente solidi da allontanare qualsiasi ipotesi di aumento di capitale. «Se e quando ci sarà una nuova fase di consolidamento del settore a livello pan-europeo, Intesa si presenterà come un player solido ed efficiente e potrà far leva su una forte posizione negoziale», ha aggiunto il Ceo. Fino a quel momento, «la distribuzione del dividendo è una chiara priorità per tutto il management».