Il riassetto servirà a superare la crisi elettrica. Attacco al debito per partecipare al risiko

La rivoluzione Camerano-Valotti è già iniziata. Ma per A2A, che oggi licenzia i conti di metà anno, il mutato scenario energetico in Italia non sarà privo di ostacoli. Dagli incentivi a orologeria, alla crisi del termoelettrico, aspettando il consolidamento targato Matteo Renzi tra crescenti tensioni geopolitiche, la sfida del nuovo management non è delle più semplici. L'epilogo Sorgenia insegna. E se uno dei più grossi player del mercato libero dell'energia dopo Enel, Edison, Eni e Acea ha dovuto arrendersi alle banche, è chiaro che le scelte strategiche sono tutto in un mercato in continua evoluzione. Nel caso della «ex» di casa De Benedetti, un eccessivo sbilanciamento sul termoelettrico non ha aiutato, così come avere un parco impianti decisamente datato. Di fatto, poi, il boom delle energie rinnovabili e la crisi economica, che ha affossato i consumi, hanno fatto il resto. Ora, i consumi sembrano essere in leggera ripresa (a giugno) e il doping legato al mondo green al capolinea (col dl spalma incentivi). Tuttavia, l'unica strada indicata, anche dal governo, per essere competitivi resta quella del consolidamento. Per le utility varrebbe proprio il detto «l'unione fa la forza», in particolare in un mercato sotto pressione, in cui le crisi geopolitiche potrebbero causare un'impennata ai prezzi del gas.

Ma da dove ripartirà l'ad Valerio Camerano che, per mettere a punto il nuovo piano, si è dato tempo fino alla prossima primavera? Oggi A2A licenzierà conti in chiaroscuro su cui, secondo gli analisti di Mediobanca, peserà il mercato della generazione di energia e la diminuzione dei prezzi in Italia, parzialmente compensati dalla maggiore produzione idroelettrica. Le attese sono per un risultato netto di gestione in calo in area 114 milioni, un ebitda a 555 milioni (-9%) a causa dell'energia (264 milioni -10%) e del waste (rifiuti) che flette del 10% a causa della fine degli incentivi Cip 6. Bene il debito che scende in area 3,7 miliardi (-13%). Un dato molto importante, quest'ultimo «soprattutto per ridurre il divario con altre ex municipalizzate». Anche e soprattutto in vista di un risiko che, anni fa, prese le mosse proprio da Milano. E che oggi attende nuove nozze eccellenti (A2A-Iren, A2A-Hera?). Nel frattempo, secondo gli analisti, la società presieduta da Gaiovanni Valotti dovrebbe procedere con piccole aggregazione in Lombardia. Opportunità potrebbero sorgere nei rifiuti e dal teleriscaldamento. C'è poi l'idrico dove A2A «ha un portafoglio limitato - spiegano gli analisti di Main First - e lo shopping sarebbe auspicato». Poi, sulla scia di quanto sta avvenendo in Eni ed Enel, Camerano metterà mano alla struttura organizzativa. «L'ad - riferiscono gli analisti - ha sottolineato che una modifica della struttura è la sua priorità. Il processo è già avviato e ha come base di partenza l'abbandono del duale (appena divenuto realtà). La svolta Camerano, l'ex manager Camuzzi, passato da Gdf Suez e da Enel Gas, riguarda infine il rapporto con gli investitori finanziari con i quali ci sarà: «Un cambiamento a 180° rispetto alla precedente gestione», dicono gli analisti spiegando che «la società ha promesso investor day e periodici aggiornamenti sugli obiettivi». D'altra parte, Camerano ha passato 15 anni nel campo dell'energia, ma prima 10 anni nel settore finanziario di Citigroup.