Ricorso di Tim e Vivendi anti Elliott

Azione d'urgenza del cda contro i sindaci. Jp Morgan al 5,9%

La battaglia tra Vivendi e Elliott per Telcom Italia arriva in tribunale. La società telefonica ha presentato l'atteso ricorso contro la decisione del collegio sindacale di mettere all'ordine del giorno del 24 aprile la richiesta del fondo Usa di revocare i consiglieri di amministrazione in quota Vivendi e di sostituirli con i suoi candidati. Tim ha presentato un ricorso d'urgenza, chiedendo l'adozione di provvedimenti entro l'assemblea. Anche il gruppo presieduto da Vincent Bolloré, azionista di maggioranza di Tim con il 23,9%, ha presentato ricorso d'urgenza contro il collegio sindacale il cui operato è invece supportato dai 5 consiglieri di amministrazione in quota Assogestioni.

Se l'operato del collegio sindacale sarà ritenuto corretto il fondo Elliott potrebbe riuscire a far eleggere i suoi rappresentanti, che potrebbero poi annullare l'assemblea del 4 maggio, voluta da Vivendi per la rielezione completa del collegio sindacale. Certo è che, con il 23,9%, i francesi potranno facilmente proporre un'altra assemblea.

Oltre al responso del tribunale Elliott, per vincere, ha bisogno dei voti in assemblea. Ieri è emerso che anche Jp Morgan è della partita con una quota complessiva, tra derivati e opzioni, del 5,9% senza diritti di voto. La controparte del pacchetto più rilevante (pari al 4,26%) è la stessa Elliott, che a sua volta è vicina al 9%: la quota totale è quindi oltre il 13 per cento. E poi c'è la Cdp che ha il 5% circa. E dunque il fondo Usa potrebbe facilmente raggiungere, grazie anche all'appoggio di altri fondi, il 24% pareggiando Vivendi. Ma potrebbe andare ben oltre visto che gli advisor indipendenti Glass Lewis e Iss hanno consigliato ai fondi, che detengono il 58% di Tim, di appoggiare Elliott.

Quanto al retail al lavoro per Elliott c'è Georgeson come proxy sollecitor. Vivendi invece, secondo indiscrezioni, avrebbe «spinto» Telecom a reclutare un proxy sollecitor per il suo fronte. Per vincere Elliott ha, però, bisogno di una alta affluenza di soci in assemblea, superiore cioè al 60% del maggio 2016. Solo così sarà possibile arginare la forte quota dei francesi. Che nel frattempo potrebbe aver trovato degli alleati. I fondi francesi hanno circa il 5% e poi va detto che da inizio marzo in Borsa sono passati di mano titoli pari al 23% di Telecom.

Se l'assemblea di Tim si preannuncia combattuta quella della sua controllata, al 60,3%, Inwit che si occupa delle torri trasmissive, si è conclusa senza problemi. Il bilancio approvato presenta un utile netto 126,74 milioni e un dividendo pari a 0,19 euro. In cda sono entrati Stefano Siragusa e Giovanni Ferigo, rispettivamentenuovi presidente e ad della società. Sempre ieri il cda di Open Fiber, promessa sposa della costituenda società della rete di Tim, ha confermato la collaborazione con Vodafone e approvato il nuovo piano industriale che interessa 271 città italiane con 6,5 miliardi di investimenti.