Il rilancio passa dall’economia reale

Con il nuovo piano industriale la Cdp prosegue sul cammino di rinnovo della propria immagine. Puntando su imprese e famiglie

 

Dai finanziamenti agli enti pubblici al sostegno dell’economia reale. La Cassa depositi e prestiti sta lanciando sul mercato finanziamenti rivolti alle piccole e medie imprese, attraverso il circuito bancario. Con quali caratteristiche e condizioni? Ne parla il direttore generale Matteo Del Fante. che illustra anche le strategie del piano industriale per i settori imprese e famiglie.

Domanda. Come è cambiata la Cassa depositi e prestiti negli ultimi anni?

Risposta. La mission storica principale (anche se non esclusiva), della Cassa è stata quella di finanziare gli investimenti dei soggetti pubblici, in particolare gli enti locali territoriali, impiegando il risparmio postale, pari attualmente a circa 240 miliardi di euro. Ma, dal 2009, ha anche assunto un ruolo sempre più centrale e anticiclico nel supporto allo sviluppo economico del paese.

D. In che modo?

R. Ampliando molto il suo perimetro di azione e innovando le sue modalità di intervento. Cito qualche esempio. Nell’ultimo triennio, la Cassa ha mobilitato risorse a sostegno dell’economia per circa 57 miliardi di euro, intervenendo in nuovi ambiti: dal social housing al finanziamento delle grandi infrastrutture del paese, dal Plafond Pmi al Sistema export banca. Senza dimenticare gli interventi in forma di equity.

D. Soffermiamoci sul “Plafond Pmi”. Come opera? A beneficio di quali aree geografiche? E di quali settori merceologici?

R. Il “Plafond Pmi” è certamente il principale strumento della Cassa a sostegno dell’economia. Le risorse mobilitate sono, a oggi, 18 miliardi di euro mentre i suoi risultati si sintetizzano in 13 miliardi erogati a oltre 80 mila piccole e medie imprese. Si tratta di uno strumento di “provvista di scopo” a medio-lungo termine destinato al sistema bancario.

D. Quali sono le condizioni con cui erogate questo plafond?

R. Lo strumento prevede che l’erogazione venga a condizioni di mercato, anche se “calmierate”. E il suo scopo è la concessione di finanziamenti alle piccole e medie imprese, per spese di investimento e incremento del capitale circolante. Le banche aderenti sono tenute a informare le Pmi sulla provenienza e il costo del finanziamento; inoltre, si impegnano a tenerne conto nelle condizioni finali applicate alle imprese. Naturalmente la valutazione del merito di credito resta in capo alla banca, che assume il rischio delle operazioni. Questo strumento ha consentito di allungare le durate dei finanziamenti alle Pmi, e ha avuto un’ampia diffusione territoriale. E l’ha avuta sia presso le banche - che hanno aderito allo strumento, per oltre il 92% in termini di quote di mercato - sia presso le Pmi, dato che ha raggiunto tutti i settori di attività economica e tutto il territorio nazionale. Insomma, la maggior caratteristica del “Plafond Pmi” è quello di consentire un afflusso costante e certo di risorse al sistema bancario, strettamente finalizzate al finanziamento di questa tipologia di imprese. Nella fase in cui stiamo vivendo, infatti, il tema della “raccolta” delle banche rappresenta, accanto alle tematiche di tipo creditizio e patrimoniale, l’altra “faccia” della difficoltà di accesso al credito delle imprese. Aggiungo, poi che il plafond è collegato al principale strumento che risponde alle altre esigenze importanti (il merito di credito delle imprese e l’assorbimento patrimoniale delle banche): il Fondo di garanzia per le Pmi del ministero dello Sviluppo economico.

D. Come?

R. Semplice: quando interviene la garanzia del Fondo, la Cassa riconosce condizioni di provvista ulteriormente calmierate rispetto a quelle praticate di solito. Infine...

D. Dica pure...

R. Infine, dicevo, uno degli aspetti che ha favorito un utilizzo “di massa” dello strumento, è l’aver fissato poche - ma ferme - regole nell’impiego della nostra “provvista”. E questo è stato fatto semplificando il modello operativo per incrementare la rapidità e l’ampiezza dell’intervento. Come ho già detto prima, lo scopo della Cassa è di far affluire le proprie risorse interamente al sistema produttivo. Pena la restituzione della provvista. E di assicurare una fonte stabile di raccolta al sistema bancario, chiamato a dare un rendiconto semestrale degli utilizzi “a valle”.

D. Quali sono, invece, i limiti e i punti critici di questo strumento?

R. In realtà, non parlerei tanto di limiti, quanto della necessità, tipica di ogni prodotto, di evolvere. E di adeguarsi ai cambiamenti dei bisogni a cui lo stesso strumento risponde.

D. In che modo la Cdp ha affrontato questa esigenza?

R. Per esempio, con le convenzioni sottoscritte con l’Abi negli ultimi cinque anni (su questo, come su altri strumenti di sostegno all’economia). Convenzioni in cui, gradualmente, sono state riflesse le innovazioni di prodotto e di processo che si sono rese necessarie per allineare il plafond alle tematiche emergenti.

D. Che cosa pensate di fare per il futuro? È possibile attendersi un ampliamento degli strumenti dedicati per il sostegno dell’economia reale? E se sì, con quali tempi?

R. A settembre dello scorso anno, la Cassa ha lanciato un nuovo piano industriale per il triennio 2013-2015. Dei 95 miliardi che saranno stanziati, 15 (di cui 10 dedicati al sostegno dell’economia reale) verranno destinati a iniziative “in discontinuità”. Cioè a nuovi ambiti di operatività per l’istituto. In particolare, i 5 miliardi del Pacchetto casa sono già operativi. Tre per l’acquisto di obbligazioni bancarie garantite o di altri titoli da cartolarizzazione, che hanno come sottostante mutui residenziali e che le banche emittenti utilizzeranno per generare nuovo credito per l’acquisto di abitazioni. I 2 miliardi rimanenti sono invece dedicati al Plafond Casa, per il quale lo scorso 20 novembre è stata sottoscritta la convenzione con l’Abi. In questo specifico caso, la Cassa eroga una “provvista di scopo” al sistema bancario, per la concessione di mutui ipotecari. Da destinare prima di tutto all’acquisto dell’abitazione principale e a interventi di ristrutturazione (per aumentare l’efficienza energetica). Particolare attenzione viene data alle giovani coppie, alle famiglie numerose e ai nuclei di cui fa parte almeno un soggetto disabile.

D. Altri servizi?

R. Ci sono ancora 5 miliardi di euro che compongono il Pacchetto imprese, approvato a fine dello scorso gennaio dal nostro consiglio di amministrazione e che sarà operativo, mediante la sottoscrizione degli accordi convenzionali, entro il mese di marzo. In dettaglio 2,5 miliardi saranno dedicati a una “manutenzione evolutiva” del “Plafond Pmi”, che prevede, sia l’estensione del perimetro delle aziende finanziabili (in linea con la definizione della Bei) sia la costituzione di due nuove linee di provvista. Due miliardi saranno, invece, destinati alle mid cap (le imprese tra 250 e 3.000 dipendenti); i 500 milioni rimanenti, infine, verranno stanziati per le reti di impresa (cioè a sostegno dei processi di aggregazione delle Pmi). Poi, altri 2,5 miliardi saranno destinati al Plafond beni strumentali, grazie a cui si potranno finanziare, attraverso il sistema bancario, l’acquisto da parte delle Pmi di macchinari, impianti, beni strumentali di impresa e attrezzature nuove da utilizzare per uso produttivo, ma anche di hardware, software e tecnologie digitali. Ricordo, infine, che in base all’articolo 2 del “decreto fare”, le Pmi finanziate con questo strumento potranno avere accesso a un contributo in conto interessi. Che sarà erogato direttamente dal ministero dello Sviluppo economico.