Risparmio gestito nel mirino europeo

Equita taglia i target di prezzo di tutti i titoli del settore. Attesa per un intervento dell'Esma sulle commissioni di incentivo

Il risparmio gestito potrebbe essere arrivato a fine corsa, o quanto meno a una pausa prolungata, dopo il rally registrato da inizio anno. Sotto accusa le commissioni di incentivo, ovvero quella miniera d'oro che finora ha dato una forte spinta ai bilanci dei gruppi. A mettere sotto pressione la posta particolarmente redditizia non sono solo le condizioni dei mercati finanziari, dove l'aumento esponenziale della volatilità e il conseguente indirizzo di gestione più cauto di certo non favoriscono performance strabilianti. E neppure la ridotta visibilità sul 2016 che pure dovrebbe indurre a ragionare su multipli più economici. Per Equita il rischio maggiore risiede nei cambiamenti normativi in arrivo per il settore e che potrebbero ridurre in modo significativo le commissioni di incentivo. Un simile rischio, a giudizio del broker, potrebbe smorzare ogni entusiasmo sui titoli perfino a prezzi molto più bassi rispetto a quelli attuali.

«La nostra idea è che il rischio di un cambiamento in senso più restrittivo della normativa europea sul metodo di calcolo delle performance fee (appunto le commissioni di performance ndr) limiti fortemente la propensione all'acquisto di quei titoli» spiega Equita. A risentire delle novità sul fronte normativo, potrebbero essere soprattutto quei gruppi che presentano un'elevata incidenza delle commissioni di incentivo come Azimut (che deriva il 20% proprio dalle commissioni di performance), Banca Generali (per cui la percentuale scende al 14%) e Mediolanum. E infatti il broker taglia l'obiettivo di prezzo su Azimut a 19,3 euro da 25,1, su Banca Generali a 24,5 euro da 29,7 e su Mediolanum a 6,7 euro da 7,7. Non è risparmiata neppure Anima (la raccomandazione passa a hold da buy) che pure ha gran parte dei fondi registrati in Italia e quindi soggetti a una disciplina più stringente rispetto a quella di molti altri Paesi europei. Ma per il broker ha corso troppo. Dalla revisione al ribasso dei target non si salva nemmeno Finecobank, pur in assenza di commissioni di incentivo.

Il tema delle commissioni di performance è bollente. Ci si attende quanto prima un intervento dell'Esma (European securitis and Market Authority) che uniformi le normative nazionali e gli algoritmi per calcolare le commissioni dei fondi. L'Italia, dopo l'intervento di un paio di anni fa di Bankitalia, presenta condizioni molto più stringenti sul calcolo delle commissioni di incentivo rispetto a quelle di altri paesi. Ma, come ha recentemente rilevato Consob, i numerosi fondi di diritto estero collocati alla clientela retail non si attengono necessariamente alla regolamentazione italiana.