La «rivolta» dei fondi rallenta il cda Telecom

Camilla ContiIn attesa di capire se davvero scoppierà la battaglia nell'assemblea del 15 dicembre e al netto della fiducia riconfermata anche ieri da Vivendi al management, molti osservatori danno ormai per scontato che il timone operativo di Telecom sia destinato a passare di mano. Lo scontro al vertice è emerso all'inizio di novembre quando il presidente Giuseppe Recchi ha messo sul tavolo del cda la proposta di conversione delle azioni di risparmio in ordinarie senza informare l'ad Marco Patuano. Presto gli equilibri di potere interni al cda sono destinati a cambiare considerando la richiesta avanzata dal gruppo di Vincent Bolloré di occupare quattro poltrone nel board che ha scatenato la reazione dei fondi spalleggiati anche dall'associazione dei piccoli azionisti. Il Consiglio che avrebbe dovuto riunirsi ieri sarebbe stato rinviato alla prossima settimana per avere il tempo di rispondere alla lettera lunga e complessa dei fondi. Intanto dal cilindro del «toto-candidato» ogni giorno esce un nome diverso. L'ultima suggestione, registrata in ambienti romani, riguarda Paolo Scaroni. «L'uomo che può fare da garante ai fondi stranieri oltreché ai soci francesi, e non solo perchè parla fluentemente la loro lingua», sottolinea una fonte ricordando anche che l'ex numero uno dell'Eni a luglio 2014 è stato assoldato come vicepresidente dalla banca d'investimento Rothschild proprio per il suo bouquet di relazioni internazionali.Nel passato di Scaroni esiste inoltre una parentesi legate alle tlc quando il manager aveva fatto da regista allo spin off di Wind da Enel, di cui è stato ad dal 2002 al 2005. Ma soprattutto Scaroni avrebbe ottimi rapporti con l'attuale ad dell'Enel, Francesco Starace, che al tempo era stato uno «dipendente». Rapporti che potrebbero tornare utili se dovesse servire un avvicinamento al progetto parallelo sulla rete in fibra ottica annunciato appunto dal gruppo elettrico. E se il raggio d'azione fosse esteso creando problemi a Telecom perché in pochi anni la sua rete fissa in rame diventerebbe obsoleta. L'ipotesi pare al momento più un desiderata di alcuni ambienti finanziari, ma nessun contatto è stato ancora preso. Anche perché la strada di Scaroni verso Telecom non sarebbe libera da ostacoli, a cominciare dalla coabitazione con il presidente Recchi che secondo alcuni potrebbe rivelarsi complicata, senza dunque risolvere gli attuali problemi di convivenza. C'è poi una questione di «profilo» che per un manager di lungo e prestigioso corso come Scaroni, 69 anni tra una settimana, suggerirebbe più una poltrona da presidente che quella dell'amministratore delegato.Ieri, intanto, il gruppo di tlc ha incassato il giudizio positivo di Fitch che nel confermare il rating (BBB-), ha alzato l'outlook da negativo a stabile.