Rivoluzione in banca, urge bussola

«Rispetto a sette anni fa, in Italia ci sono 6.289 sportelli bancari in meno, il personale di rete è sceso di 26.249 addetti e ben 383 comuni sono rimasti totalmente privi di banche». Questi i numeri evidenziati dalla ricerca di First Cisl, numeri che dovrebbero far riflettere tutti. La ricerca sottolinea che più di un quarto delle filiali perse negli ultimi sette anni è stato chiuso nel solo 2017. Ci siamo resi conto che dopo la data fatica del 2008, quella del fallimento di Lehman Brothers, le cose sono profondamente cambiate? E' entrato in vigore il Bail-In, il fallimento che prevede il coinvolgimento diretto dei risparmiatori, tante banche sono entrate in crisi anche nel nostro Paese, tante sono state spazzate via dal vento della tempesta, tante non hanno ancora definitivamente superato l'ostacolo. Ma la vera rivoluzione è quella dettata, più corretto dire «imposta», dalla tecnologia. Oggi utilizziamo le carte di credito «virtualizzate» nei cellulari, trasferiamo denaro con un clic, paghiamo un bollettino semplicemente fotografandone il codice a barre. Intesa ha da poco annunciato un accordo con le tabaccherie che verranno utilizzate come fossero Bancomat e proprio ieri, su questo stesso giornale, si è scritto di come i colossi dei Social abbiano intenzione di entrare da protagonisti nel mondo del credito. Eppure i sindacati sembrano negare l'evidenza del movimento di trasformazione; molti bancari ancora fanno fatica a prendere atto che la rivoluzione sottile ma radicale che stanno vivendo cambierà completamente i connotati della loro professione, i clienti in alcuni casi rischiano di trasformarsi in vittime predestinate del processo di ristrutturazione. Chi rimane ancorato al passato verrà cancellato dal nuovo che avanza. C'è però tanto spazio per la consulenza. Sarà questa la nuova frontiera del mondo del risparmio. La banca in tabaccheria può andar bene per i prelievi di denaro, ma per stipulare un mutuo o per gestire i propri investimenti c'è bisogno d'altro.

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