La rivoluzione è solo agli inizi

Attenzione a non distrarsi. La notizia della settimana è sicuramente legata alla richiesta urlata ai quattro venti da Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, di rendere noti i nomi dei debitori insolventi delle sette banche sin qui salvate nel nostro Paese. In questo spazio non voglio entrare nel merito della richiesta. Non voglio analizzare quanto sia importante conoscere o meno chi non ha restituito i soldi alle banche che sono andate in difficoltà. Per certi versi credo che questo sia un falso problema, almeno per i risparmiatori che dovrebbero preoccuparsi di cosa fare d'ora in poi più che arrabbiarsi oltremodo per quello che non è stato fatto prima e ha portato alla situazione attuale. Di quello è corretto che si occupino altri: gli organi di controllo, le istituzioni, in alcuni casi la magistratura.

Poiché, però, in questa rubrica mi occupo soprattutto di dare indicazioni ai risparmiatori, quello che mi preme sottolineare è che tutto il can can di questi giorni rischia di tradursi in minore attenzione su ciò che conta davvero da adesso in avanti. Non ci si può distrarre, infatti, perché le trasformazioni nel mondo bancario sono appena cominciate. I crediti deteriorati sono ancora tutti lì e rappresentano una zavorra che prima o poi dovrà essere rimossa e non sarà indolore. Il mondo dei piccoli istituti è in subbuglio, le oltre 300 Bcc potrebbero fondersi in un unica banca, forse due; ci sarà bisogno, in tanti casi, di ulteriori aumenti di capitale, a cominciare dai 13 miliardi di Unicredit. Ci sarà bisogno di piani industriali «lacrime e sangue» per salvare il salvabile sacrificando migliaia di posti di lavoro e chiudere filiali sempre più improduttive. La rivoluzione è appena cominciata.

Per questo i risparmiatori dovrebbero continuare a interrogarsi sulla scelta della banca cui hanno affidato i loro risparmi. Lo abbiamo sottolineato più volte, vogliamo farlo ancora: la scelta di una banca solida oggi rappresenta una conditio sine qua non, un'indispensabile presa di coscienza. Per questo non c'è spazio per distrazioni. Di questo si parlerà nel corso della trasmissione Mercati che Fare in onda sabato alle 20,30 su TgCom24.