Rottapharm ritira la quotazione Al bivio Sisal e le «big» di Stato

La società giusta nel momento sbagliato. Il ritiro della quotazione in Borsa di Rottapharm è legata a doppio filo con il precipitare delle condizioni di mercato. E se in apparenza può sembrare che il dietrofront mostri i nervi scoperti del gruppo della famiglia Rovati, o una sua scarsa credibilità tra gli investitori, in realtà vale il ragionamento inverso. «È tutta una questione di prezzo - spiega Massimiliano Malandra, analista indipendente di Finanzaoperativa.com - e il cambio di rotta è stato possibile proprio perché la società non ha un disperato bisogno di liquidità e a queste condizioni di mercato ci avrebbe perso». D'altra parte, secondo fonti vicine al gruppo, lo sbarco in Borsa non sarebbe tramontato. Ma solo rimandato all'autunno quando dovrebbero esserci migliori condizioni. «Il condizionale è d'obbligo - spiega Gabriele Roghi, analista di Banca Invest - sottolineando che questa inversione sui mercati continuerà con l'onda lunga delle tensioni europee che è arrivata a Wall Street». Tornando a Rottapharm, la società è la prima a ritirare un'Ipo dopo Savino del Bene (a fine 2013). «Il gruppo era interessante solo al minimo della forchetta (7,25 euro) - spiega Malandra - al di sopra diventava troppo cara rispetto ai competitor internazionali del settore (come Novartis) e non aveva l'eventuale appeal di un dividendo alto. Inoltre, guardando ai ricavi, il 50% del fatturato consolidato è fatto in 4 Paesi (Italia, Francia, Spagna e Portogallo) che rimangono pur sempre l'area debole dell'Eurozona». Poi, non hanno certo aiutato «il sovraffollamento di Ipo e di aumenti degli ultimi mesi. Tutte operazioni che hanno drenato risorse». In sostanza, i grandi investitori, in molti casi, hanno dovuto scegliere su cosa puntare. E con i collocamenti di Eni ed Enel in autunno sono rimasti in panchina. Non dimentichiamo, poi, la fredda accoglienza a Fincantieri. La società ha dovuto rivoluzionare l'offerta anche a causa del decreto «spalma-incentivi» del governo che, cambiando le regole in corsa sul settore delle rinnovabili, ha allontanato i grandi fondi, stufi della mancanza di certezza normativa nel Paese. Guardando all'orizzonte resta, a questo punto, una forte incertezza per le prossime Ipo. Prima tra tutte, quella di Sisal (debutto il 18 luglio) «che deve assolutamente ridurre la leva finanziaria - spiega Roghi - e, quindi, ha una forte necessità di portare a termine l'Ipo, a qualsiasi prezzo». Per Poste, Enav, Sace e Fs c'è forse tempo per verificare che aria tira sui mercati. Ma le esigenze di cassa dello Stato su questi dossier non saranno un fattore trascurabile.