Ryanair accusa il colpo della Brexit e lancia l'allarme utili

Paolo Stefanato

Allarme utili per Ryanair: la compagnia low cost irlandese ha ridotto del 5% le proprie stime di profitto per l'attuale anno fiscale; da un range di 1,375-1,425 miliardi di euro, ieri le previsioni sono scese a 1,3-1,35 miliardi. Motivo? La Brexit e il crollo del valore della sterlina, che da giugno ha perso il 18%; di conseguenza Ryanair registra una riduzione delle tariffe medie tra il 13 e il 15%. Questo tuttavia produce solo una lieve limatura della crescita dei profitti che, stando alle previsioni dei vertici del vettore, cresceranno comunque del 7%, contro le precedenti stime del 12%: si tratta in ogni caso di un monte profitti molto rilevante, ed è forse per questo che il titolo, quotato a Londra e al Nasdaq di New York, ieri non ne ha sofferto: anzi, ha guadagnato intorno al 4%.

Perchè la Brexit pesa su Ryanair, quando invece la Gran Bretagna sembra vivere dal voto di giugno una nuova stagione di vivacità economica e finanziaria (Borsa compresa)? Ryanair vende i suoi biglietti in euro e quindi la svalutazione della sterlina penalizza i passeggeri britannici, che si trovano a pagare con una moneta deprezzata del 18% (oggi un euro corrisponde a 0,9050 sterline). Circa un quarto dei proventi di Ryanair vengono dalla Gran Bretagna (il 26% per la precisione, quando invece i passeggeri sono 42 milioni, il 39%), e l'effetto pesa in proporzione; per adeguarsi alla domanda, i prezzi sono stati limati, appunto, del 13-15%. In ogni caso la compagnia si sta adoperando anche per tagliare ulteriormente i costi (escluso il carburante) che dovrebbero diminuire del 3%, quando le stime precedenti indicavano l'1%. Ryanair, che chiude il bilancio il 31 marzo, per l'esercizio in corso conferma la stima di una crescita dei passeggeri del 12%: significa che toccherà quota 119 milioni, contro i 106 milioni registrati al 31 marzo 2016.

È la prima volta che Ryanair fa il punto sulle conseguenze della Brexit: a metà agosto il numero uno, Michael O'Leary, aveva detto che era «ancora presto» per valutare gli effetti dell'uscita della Gran Bretagna dall'Ue. Al contrario, però, la più grande compagnia britannica, Iag la holding che controlla British Airways e Iberia dopo la Brexit aveva sottolineato che grazie alla sterlina debole il Paese sarebbe diventato più attraente per il turismo internazionale, con vantaggio anche per il trasporto aereo.