Sì dello sceicco del Qatar all'Sos di Deutsche Bank travolta dagli scandali

I sultani del Qatar corrono in aiuto di Deutsche Bank, la maggiore banca tedesca, che ha bisogno di 8 miliardi di euro per reggersi in piedi in vista degli stress test europei. Gli emiri si sono impegnati a versare nelle casse del gruppo 1,75 miliardi, sottoscrivendo 60 milioni di azioni al prezzo di 29,20 euro tramite la Paramount Services Holding, controllata da un membro della famiglia reale del Qatar, Hamad Bin Jassim Bin Jabor Al-Thani. Con questa ricapitalizzazione «mettiamo un cuscinetto contro ulteriori venti contrari, che non possono mai essere davvero previsti», ha detto Anshu Jain, alla guida della Deutsche Bank con Jürgen Fitschen.
Quello che colpisce è tuttavia la massa di denaro che Db è costretta a domandare al mercato: appunto 8 miliardi, contro i cinque miliardi per esempio necessari all'italiana Monte dei Paschi per evitare la nazionalizzazione. Nessuno vuole negare responsabilità e difetti della banca senese, ma l'opulenta Germania di Angela Merkel dovrebbe fermarsi a riflettere. Deutsche Bank, che all'acme della crisi dello spread si era liberata dei Btp in portafoglio (quasi fossero titoli tossici), è poi finita (quasi) in ginocchio per una serie di contenziosi e accuse che vanno dallo scandalo sulla manipolazone del Libor ai subprime americani.
Il tutto, condito da una buona dose di derivati e - altro problema agli occhi degli analisti- dagli stessi deludenti risultati industriali.