Saipem, crollo senza fine Banche pronte a entrare

Nuovo calo (5%) in Borsa. Gli istituti potrebbero avere il 12%. E poi venderlo

Non c'è pace per il titolo Saipem, in profondo rosso anche ieri (-5,37% a 0,304 euro): il 16% sotto il prezzo dell'aumento (0,362 euro), con una capitalizzazione di mercato ridotta a 3 miliardi, addirittura inferiore all'aumento di capitale da 3,5. E questo nonostante una Borsa positiva e il prezzo del petrolio in risalita. A pesare, sul titolo oil di casa Eni è la conclusione dell'aumento con solo l'87,7% di adesioni, pari a un inoptato del 12,2% che vale circa 500 milioni. E che verrà offerto nuovamente in sottoscrizione tra il 15 e il 19 febbraio. Ma al netto delle note perdite subìte in aumento dagli azionisti, cosa aspetta ora Saipem?«Guardando nel dettaglio al consorzio di garanzia commenta il consulente indipendente Luca Barillaro le banche garanti diventeranno azioniste, ma a fare la parte del leone, essendo joint global coordinator e joint bookrunner saranno molto probabilmente Goldman Sachs e Jp Morgan a cui spetta la sottoscrizione della parte più consistente dell'inoptato, e ovviamente anche più commissioni dall'operazione». Così prevedendo che la nuova offerta sui diritti difficilmente sarà un successo - Saipem si prepara ad avere almeno due nuovi azionisti rilevanti, tra le banche d'affari più influenti della finanza mondiale. La domanda che si pongono molti analisti è però se questi nuovi azionisti, e la schiera di banche che li accompagnano nella sottoscrizione dell'inoptato (Banca Imi, Citigroup, Deutsche Bank, Mediobanca, Unicredit, Hsbc, Bnp Paribas, Abn Amro e Dnb Markets.), resteranno nel capitale del gruppo. Guardando al prospetto informativo e secondo la conferma ricevuta dal consorzio di banche, Eni e Cdp (42,5% del capitale cumulato) hanno una clausola di lock-up (obbligo a non vendere) per 180 giorni, ma le banche garanti no. «Questo spiega Giuseppe Rebuzzini di Fidentiis - significa che in qualsiasi momento potrebbero decidere di rivendere una parte o tutte le azioni sul mercato creando nuova pericolosa instabilità sul titolo». Gli fa eco Barillaro che pur «considerando nel breve termine difficile, anche per una questione di reputazione del consorzio stesso, una vendita in blocco delle azioni, non esclude che gradualmente le posizioni possano essere alleggerite». Un ulteriore aspetto di incertezza che certo non aiuta il titolo Saipem già pesantemente dipendente dai corsi del petrolio e dal giudizio pendente delle agenzie di rating. E in attesa dello snodo che riguarda i conti del quarto trimestre (24 febbraio), momento in cui ci sarà anche un aggiornamento sui target.