Salini Impregilo avvia la diga record. Appalto da 3,9 miliardi in Tagikistan

Accesa ieri la prima turbina dell'impianto più alto al mondo

Rogun (Tagikistan) A Rogun, nel Tagikistan, sul letto del fiume Vakhsh e tra le montagne del Pamir, sta sorgendo per opera italiana la diga più alta del mondo, affidata dal governo locale all'esperienza di Salini Impregilo, che in fatto di dighe e grandi opere non ha rivali. Al temine dei lavori, tra dieci anni, l'altezza del manufatto sarà di 335 metri, con un potenziale di 3.600 megawatt di energia elettrica, forniti da sei gigantesche turbine. Per la repubblica ex sovietica significa raddoppiare la propria produzione di energia.

Ieri questo colossale progetto ha fatto un passo avanti. Il presidente del Tagikistan, Emomali Rahmon, ha personalmente avviato la prima turbina installata e l'impianto ha iniziato a produrre; nelle intenzioni, i proventi serviranno da subito ad autofinanziare l'intero manufatto, che secondo le previsioni si ripagherà in 25 anni. Per l'inaugurazione è stata scelta una data simbolica la festa nazionale dedicata al presidente e la scenografia non si è risparmiata, con migliaia di bandiere disseminate sulle pareti della montagna e centinaia di mezzi - camion, ruspe e gru - schierati come se costituissero un esercito meccanico.

Si tratta di uno dei cantieri più grandi del mondo, dove sotto la guida di Salini Impregilo lavorano 22mila persone, generando un indotto importante per il Paese, che ha un tasso di povertà del 30% e che alla prima voce del Pil registra le rimesse dall'estero del milione di emigrati. Alla cerimonia hanno partecipato anche Cyril Muller, vicepresidente della Banca Mondiale per Europa e Asia centrale, e il sottosegretario agli Esteri Stefano Di Manlio; oltre a Pietro Salini, ad del primo gruppo di costruzioni in Italia, ora in predicato di rilevare anche una parte di Astaldi, per cui ha presentato una offerta non vincolante: ieri in Borsa il titolo Astaldi, alla ricerca di un salvatore per evitare il peggio, ha fatto un balzo del 39,9 per cento.

La diga è uno sbarramento costruito in materiale misto (2,7 milioni di metri cubi di sabbia e pietre, con un'anima impermeabile in argilla) e, vista in sezione, è un grande triangolo la cui base misura 800 metri, mentre in cima, a quota 1.290 sul livello del mare il fronte percorso da una strada misurerà 400 metri. L'aspetto è quello di un immenso terrapieno degradante, niente a che fare con le dighe a parete di cemento. Oggi l'altezza raggiunta è di 70 metri. Finora sono stati scavati 90 chilometri di tunnel. Sull'arco d'ingresso di una galleria, la scritta: «Water is life». La diga di Rogun, che per la sola Salini Impregilo rappresenta un contratto di 3,9 miliardi, è strategica ed era già stata immaginata 50 anni fa, in epoca sovietica; permetterà al Tagikistan di vendere energia ai Paesi vicini, a cominciare da Pakistan e Afghanistan, e all'Uzbekistan con il quale i rapporti inizialmente tesi si sono fatti collaborativi. I lavori sono sostenuti da capitali tagiki, con il coinvolgimento della Banca Mondiale.