Salini si prende Impregilo Gavio esce con 450 milioni

Beniamino Gavio mette la parola fine alla guerra su Impregilo e aderisce all'Opa lanciata dal rivale Pietro Salini, lasciando dopo otto anni il controllo del general contractor. La decisione è arrivata ieri, a quattro giorni dalla scadenza dell'offerta, dopo una dura battaglia durata quasi un anno.
Iniziata con la scalata del gruppo, l'operazione Salini è culminata a luglio con il rovesciamento della maggioranza in assemblea e la nomina di un nuovo cda.
Un testa a testa animato, nel tempo, a colpi di denunce e ricorsi e che oggi, con l'uscita di scena del socio storico, prepara il terreno a due grandi cambiamenti per la società di costruzioni: il possibile delisting da Piazza Affari e la fusione con il gruppo Salini.
A Gavio, l'onore delle armi riserva per la sua Astm (la controllata del gruppo quotata in Borsa che ha in pancia la holding Igli) una liquidità derivante dall'adesione all'Opa di 450 milioni, superiore all'indebitamento residuo dall'acquisizione della partecipazione in Igli/Impregilo, che al 31 dicembre era pari a 328 milioni.
«Il plusvalore registrato nel conto economico del gruppo Astm è di 76,1 milioni, cui corrisponde un plusvalore economico netto di circa 68 milioni di euro per la capogruppo», spiega la nota. Nel dettaglio, il consiglio di amministrazione di Astm ha deliberato di conferire all'offerta 112.576.293 milioni di azioni al prezzo di 4 euro, mentre manterrà in portafoglio, «a puro titolo d'investimento finanziario», 8 milioni di azioni ordinarie.Questo nonostante «il prezzo di offerta si collochi nella parte bassa della forchetta valutativa individuata dagli advisor (3,82-4,71 euro) - spiega Astm - e alla luce del fatto che non ci fossero più le ragioni strategiche che avevano giustificato, nel marzo 2012, l'investimento in Impregilo».
Ora che Gavio ha scoperto le carte «non restano molti dubbi - spiega Andrea Scauri, analista di Mediobanca -: Salini dovrebbe avere i numeri per delistare il titolo. Se, infatti, venerdì le adesioni arriveranno al 95%, la strada sarà in discesa e basterà uno squeeze out sulle minorities; se, invece, le adesioni si fermeranno al 90%, Salini dovrà lanciare un'Opa residuale al prezzo fissato da Consob (generalmente in linea con quello d'Opa)». Ed è forse contando su questa seconda possibilità che Gavio ha tenuto in portafoglio una quota dell'1,9 per cento. Alla luce delle osservazioni mosse dal gruppo di Tortona sul prezzo d'Opa, il mantenimento di questa mini-quota potrebbe essere finalizzata a fare pressing sulla Consob per contrattare un diverso prezzo. In alternativa, quell'1,9% consente a Gavio di avere comunque ancora un ruolo, seppur di minoranza, nella prossima assemblea in calendario il 30 aprile.
In entrambi i casi sembra difficile che i romani scelgano di ricostruire il flottante, anche in virtù del fatto che nei giorni scorsi la società aveva ventilato un'eventuale nuova quotazione a Londra, ma solo dopo la fusione Salini-Impregilo. Un obiettivo, quest'ultimo, dichiarato dal costruttore romano da quando iniziò la scalata, e che darà vita a un colosso da almeno 4,2 miliardi di fatturato.