Salini torna in utile e «scarica» Todini

Salini Impregilo torna in utile, ma sacrifica Todini, non più strategica. «La cessione sarà completata entro l'anno: ci sono già colloqui in corso», ha detto l'ad Pietro Salini, durante la presentazione dei conti 2013, i primi del nuovo corso, lasciata definitivamente alle spalle la battaglia all'ultimo voto da cui è uscita la società così com'è ora.
Conti da cui Todini Costruzioni è già esclusa: se fosse stata consolidata, avrebbe avuto un impatto negativo di circa 60 milioni sull'Ebitda del gruppo. Che invece ha archiviato il 2013 con un utile pro forma (cioè sulla base dei conti economici consolidati di Salini e Impregilo, nonostante la fusione sia diventata effettiva solo dal primo gennaio 2014) di 99 milioni - contro la perdita di 117 milioni dell'anno precedente -, Ebitda di 426 milioni e ricavi in crescita del 14%, a un soffio dai 4 miliardi di euro. Risultati accolti con soddisfazione dalla Borsa, dove il titolo ha iniziato subito a salire, chiudendo in rialzo dell'1,48 per cento. E per mitigare l'effetto sorpresa della cessione annunciata, la stessa Luisa Todini - numero uno dell'omonimo gruppo, che continuerà a guidare negli altri settori nei quali è attivo - ha ritenuto opportuno intervenire, in serata, spiegando che si tratta di un «percorso condiviso» tra lei e Salini. Peraltro, non sarà l'unica vendita: in vista c'è anche la cessione di un'altra controllata, Fisia Italy Impianti, dopo quella, appena conclusa, di Fisia Babcock ai giapponesi di Nippon Steel.
Chiuso almeno per il momento il capitolo Panama, dopo l'accordo raggiunto dal consorzio Gupc con le autorità sudamericane, il general contractor pensa ora al futuro: il nuovo piano industriale 2014-2017, pur essendo più «prudente» rispetto a quello presentato meno di un anno fa, vede comunque una crescita significativa, con ricavi a 7 miliardi e un Ebitda a 800 milioni a fine periodo. Soprattutto si punta su Paesi in forte sviluppo, dal Qatar all'Australia, dove sono previsti ingenti investimenti in opere stradali e idroelettriche. Progetti «che hanno un nome e un cognome - ha spiegato Salini -, sono infrastrutture, non un ics per cento: la grande maggioranza viene da lavori già presi». Il gruppo sta anche esaminando opportunità di acquisizioni nel mondo, ma l'ad ha preferito non sbilanciarsi sui dettagli.
L'altro grande obiettivo è l'ampliamento del flottante in Borsa attraverso un aumento di capitale, da realizzare prima possibile. «Guardiamo con fiducia - afferma Pietro Salini - al previsto aumento di capitale che, attraverso il ripristino del flottante, permetterà l'entrata nella compagine azionaria di Salini Impregilo di nuovi investitori». La ricapitalizzazione, che sarà intorno al 10 per cento circa, sarà accompagnata dal collocamento di un ulteriore 5% presso investitori istituzionali, in modo da portare il flottante dal 10% al 25 per cento. Buone notizie anche sul fronte dividendi: dal 2014 Salini Impregilo, che nel 2013 ha distribuito la cedola alle sole azioni risparmio, prevede una politica di dividendo con un pay-out minimo del 20%.