Il salva-venete passa senza sorprese

La gestione della crisi promossa dal falco tedesco Schaeuble: "L'Italia ha fatto bene"

La recente soluzione delle crisi bancarie sembra aver convinto l'Europa. Mentre il decreto salva-venete accelera verso la fiducia in Parlamento con il placet dell'Antitrust.

Il Garante ha infatti dato il via libera a Intesa Sanpaolo per l'acquisizione degli attivi e rami di azienda di Veneto Banca e Pop Vicenza. Tenuto conto della «comprovata mancanza di interesse all'acquisizione dei rami di impresa in oggetto da parte di altri operatori di mercato non si ritiene che la concentrazione in esame sia idonea a pregiudicare l'assetto concorrenziale» nei mercati, ha spiegato l'autorità.

Nel frattempo, il Consiglio dei ministri in serata ha autorizzato la fiducia sul decreto legge. Un passaggio che «blinda» il provvedimento il cui testo sembra essere destinato a passare senza emendamenti e un segnale chiaro a Intesa che ha posto come condizione all'acquisto delle due good bank di non vedere appunto cambiate le parti del dl che riguardano la transazione.

Ieri è inoltre arrivata, a sorpresa, la fiducia del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble: l'Italia «ha fatto molto bene» nel gestire i problemi legati alle banche in difficoltà e le azioni intraprese sono una buona base per ulteriori miglioramenti», ha detto ieri. Anche il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha sottolineato che le decisioni prese sulle banche venete e su Monte Paschi «mettono fine all'incertezza che pesava sul settore bancario e sull'economia italiana». Dalla cattedra europea si è però levata la voce dell'altro «falco», il presidente dell'Eurogruppo, l'olandese Jeroen Dijsselbloem, secondo il quale il salvataggio delle due banche venete in giugno solleva la questione dell'eventuale necessità di cambiare le regole Ue sugli aiuti di Stato. Tutte le decisioni sulle banche di questi ultimi mesi, ha aggiunto, «sono state prese nel pieno rispetto delle regole Ue però dei casi recenti casi hanno fatto emergere alcune questioni e c'è margine per migliorare la situazione».

Di certo, la crisi delle banche italiane ruotava, e ruota ancora, attorno allo smaltimento dei crediti deteriorati che ancora zavorrano gli istituti nostrani. Il tema delle sofferenze è stato al centro del tavolo delle riunioni dell'Eurogruppo e dell'Ecofin e lo sarà anche oggi.

Mentre la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica online per facilitare lo sviluppo di mercati secondari per le sofferenze. «Gli alti livelli di npl in molti Stati membri frenano la crescita economica e possono essere fonte di rischi per l'economia e il sistema finanziario della Ue», ha ricordato il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis che durante l'Eurogruppo, insieme alla Vigilanza bancaria della Bce e al Comitato di risoluzione unico, ha informato i ministri sui recenti sviluppi del settore bancario nell'area euro.

Se per le banche italiane il tallone di Achille sono gli npl, per le big europee i problemi sono altri. Il Risk Outlook pubblicato ieri dalla Consob mostra come i maggiori istituti tedeschi, inglesi e francesi stiano facendo i conti con «le complesse e illiquide attività finanziarie per un ammontare iscritto in bilancio corrispondente fino a dieci volte il capitale common Equity Tier 1».

Commenti
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blackeagle

Mar, 11/07/2017 - 12:40

E basta co ste banche Meridionali!!! questi Meridionali evadono con le loro banche, aziende etc etc e noi poveri patani a mantenerli!!! e che diavolo!