Scambiato il 27% di Mps in 48 ore

Mani forti sul Monte Paschi, che ha davanti ancora poco tempo per evitare di scivolare sul piano inclinato in fondo al quale ci sarebbe l'inizio della sua nazionalizzazione: martedì 11 marzo il presidente Alessandro Profumo e l'ad Fabrizio Viola porteranno in consiglio il bilancio del 2013, ma il nodo resta la ricapitalizzazione da tre miliardi, indispensabile per rimborsare i Monti bond.
Pressata dalla Consob, la Fondazione Mps ha smentito di aver ceduto parte della propria quota, precisando che il 5 marzo manteneva intatto il 31,48% della banca. In sostanza l'Ente, che ha bisogno di fare cassa per domare 340 milioni di debiti, non ha ancora trovato un compratore per Siena, malgrado il suo presidente Antonella Mansi avesse imposto in assemblea il rinvio della ricapitalizzazione, prospettando una soluzione del caso entro febbraio. Gli scambi sono stati tuttavia forsennati: è passato di mano un quantitativo di azioni pari al 15% di Mps che, sommato all'11,8% transitato mercoledì, porta a un passo dal 27 per cento. Abbastanza da aprire l'ipotesi che a Siena stia per arrivare un nuovo «proprietario» o che comunque gli hedge fund abbiano preso posizione in questa prospettiva.
Consob non dispone ancora di un quadro completo ma continua a indagare sulla cosiddetta «attività direzionale», concentrata nella mani dei grandi intermediari per conto terzi: l'attenzione sarebbe puntata su Jp Morgan, Goldman Sachs e Morgan Stanley. Si era peraltro parlato anche di contatti in corso tra l'Ente, il fondo sovrano di Abu Dhabi (Aabar) e Pamplona.
La comunicazione di ieri di Palazzo Sansedoni, che si sta giocando il tutto per tutto, è stata intanto una doccia fredda per Piazza Affari, dove Mps ha progressivamente riassorbito il balzo iniziale dell'11,7%, per poi chiudere in flessione dell'1,77% a 21 centesimi.
Anche il compratore finora maggiore «indiziato», il fondo americano Och-Ziff, ha smentito, pur con una formula un po' sibillina, di aver acquistato l'8% di Rocca Salimbeni.
Resta massiccia, comunque, la speculazione mordi e fuggi, secondo alcune stime equivalente a quasi i 2/3 dei volumi, almeno per quanto riguarda quelli «italiani». Nel corso della seduta, Mps ha tuttavia toccato la soglia psicologica dei 24 centesimi, l'equivalente del prezzo di carico della Fondazione: «Così per loro va bene, io tifo», ha detto il presidente di Acri e Cariplo, Giuseppe Guzzetti. Palazzo Sansedoni potrebbe quindi attendere che il mercato «si gonfi», per alleggerire all'ultimo istante la quota, ripianare i debiti e seguire l'aumento così da mantenere un presidio di almeno il 5%.
All'inverso, l'aumento del Monte sarà tutto in salita, tanto che filtra «preoccupazione» tra alcune delle banche che hanno firmato il consorzio di garanzia. Persa la finestra di gennaio, la maxi-ricapitalizzazione scatterà poco dopo l'assemblea di bilancio del 29 aprile: nei piani di Rocca Salimbeni il 12, il 19 o il 26 maggio. Dall'altro lato, attendere oltre significa pregiudicare i tempi tecnici necessari ad avere in cassa il denaro a saldare il «cedolone» da 330 milioni dei Monti Bond in scadenza a luglio. A quel punto Mps pagherebbe lo Stato in azioni, dando avvio alla sua nazionalizzazione.