Assocalzaturifici: "La ripresa per noi è ancora un miraggio"

All'assemblea degli imprenditori appello della presidente Annarita Pilotti al governo per sostenere il settore: "Da otto anni la domanda interna è in contrazione e l'export è penalizzato dalle sanzioni alla Russia e dalla mancata approvazione dell'etichetta made in europea. Defiscalizzare gli investimenti per ricerca e campionari". Il presidente di Confindustria Boccia: "Lavorare per l'abbassamento dei dazi, favorevoli agli accordi di libero scambio internazionale"

Riaccendiamo i motori!”, più che uno slogan un invito a tenere duro, continuare a scommettere sul “bello e ben fatto” della manifattura calzaturiera italiana, unica e inimitabile per qualità, stile e creatività che ha conquistato mercati in tutto il mondo ma che continua ad attraversare un momento difficile perché “la ripresa lungamente attesa non è ancora arrivata”. Messaggio chiaro quello lanciato da Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici ha lanciato all’assemblea annuale in una location particolare come il Museo Alfa Romeo di Arese fra auto storiche simbolo di una storia che parte da lontano e la nuova Giulia simbolo della ripartenza, del “cambio di marcia”.

Cambio di marcia per il quale gli imprenditori calzaturieri sono impegnati su diversi fronti, come ha detto senza se e senza ma Annarita Piotti, perché per “il nostro comparto la ripresa di cui si parla è ancora un miraggio” e il settore calzaturiero da sempre uno dei pilastri della moda italiana che dà lavoro a 77mila addetti non è ancora uscito dalle secche della crisi. Bilancio e annuncio di nuove strategie che la presidente ha fatto a un anno dal suo insediamento al vertice dell’associazione, presenti il il sottosegretario allo Sviluppo Economico Ivan Scalfarotto e il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

“Nel 2015 la domanda interna ha accusato l'ottava contrazione in otto anni. Malgrado ciò il settore - ha sottolineato la presidente - è riuscito a limitare la flessione dei livelli produttivi (-2,9% in volume) a conquistare un nuovo record di esportazioni pari a 8,7 miliardi di euro, a segnare per la prima volta dal 2011 un lieve incremento dell'occupazione dovuto soprattutto alle misure di stabilizzazione prese del governo". “Nel primo trimestre 2016 - ha aggiunto - è continuato il calo dei consumi di calzature delle famiglie italiane, con una ulteriore diminuzione dell'1,3% in quantità e del 3,7% in valore. A fine marzo altre 39 aziende hanno cessato l'attività e la cassa integrazione ha fatto registrare un balzo del 32%, a 3,5 milioni di ore autorizzate. Nel bimestre gennaio-febbraio le esportazioni hanno mantenuto le posizioni, crescendo del 3,7, ma il portafoglio ordini dei primi quattro mesi è piatto e le attese delle aziende propendono per stabilità - ribasso sia per il mercato domestico che per i principali mercati esteri di sbocco”.

Gli imprenditori sollecitano misure fiscali per aiutare gli investimenti e l'impegno del governo a difendere con determinazione il made in Italy. A cominciare da Bruxelles, dove è stato aperto un desk all'interno della delegazione di Confindustria presso l'Unione Europea. E sollecitano un impegno a dar vita, a livello di immagine globale ma anche di sviluppo del business attraverso le fiere professionali, partendo dalla centralità di theMicam, la più importante al mondo che si tiene nel polo espositivo di Fiera Milano, fino ad arrivare a coordinare sfilate, eventi e fiere facendo sistema a Milano, capitale della moda, e all’estero per attrarre sempre di più i buyer internazionali anche con il lavoro della cabina di regia per l’internazionalizzazione creata dal governo e il tavolo di coordinamento della moda. Impegno anche sul fronte delle sinergie con Fiamp - Federazione italiana accessori moda e persona, e Smi - Sistema Moda Italia.

Fondamentale, per Assocalzaturifici la difesa del made in Italy su diversi fronti, a partire dall’etichetta made in: "Sono anni che tentiamo, senza risultati, di far passare nella Ue questa una norma di civiltà che informi il consumatore sulla provenienza geografica del prodotto - ha sottolineato la Pilotti -, ma non arretreremo di un centimetro e non accetteremo surrogati come i certificati di origine volontari".
Preoccupa e da tempo anche il delicato dossier delle sanzioni economiche alla Russia dove le vendite sono crollate del 32% in valore nel 2015 ( e quelle in Ucraina del 38%) anche a causa della svalutazione del rublo: “È una follia che sta costando carissima all’economia europea e si sta trasformando in un vero allarme sociale in tanti distretti calzaturieri italiani”. E la Pilotti ha ammonito: “Putin sta pensando a politiche di sostituzione dell’import…”. E ancora: “I russi non comprano più da noi, i tax free sono scesi a un terzo nel giro di poco tempo”.
E preoccupa il riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato che la Commissione europea, diversamente dal Parlamento, sembra decisa a concedere e vede i calzaturieri assolutamente contrari.

“Stiamo lavorando perché le sanzioni alla Russia siano superate, ovviamente all'interno della politica estera Europea - ha spiegato il sottosegretario Ivan Scalfarotto, ricordando che tra pochi giorni l'Italia sarà ospite d'onore al Forum economico di San Pietroburgo e Matteo Renzi incontrerà Putin. Per cui ribadendo i vincoli delle alleanze politiche noi siamo il Paese che sta lavorando attivamente perché queste sanzioni si superino, ma non pensiamo che questo sia la panacea perché la Russia ha anche altri problemi come quello del prezzo delle materie prime che ha depresso molto il rublo e quindi la capacità di acquisto". “E’ fondamentale però essere pronti ad aprire nuovi canali di export ogni volta che si presenta l’opportunità, penso all’Iran, all’Argentina, all’India, agli Stati Uniti dove per ora il mercato è quello delle coste dell’Atlantico e del Pacifico, nel resto del Paese le potenzialità per il made in Italy sono molto forti”.

Anche sul fronte fiscale i calzaturieri ribadiscono una richiesta precisa già avanzata al Governo: quella di incentivare la ricerca con la defiscalizzazione degli investimenti fatti più volte durante l'anno per la creazione di collezioni e pre-collezioni che vanno da 400mila a 1,5 milioni di euro a seconda delle dimensioni delle imprese calzaturiere. "Sono investimenti - ha sottolineato la Pilotti - da cui dipendono l'innovazione di prodotto e la capacità di essere competitivi". La presidente ha poi annunciato un’iniziativa che verrà presa da Assocalzaturifici a sostegno delle Pmi che vogliono aprire canali di export: la creazione di un voucher per gli associati che vogliono partecipare a fiere all’estero con un abbattimento dei costi del 20% a carico di Assocalzaturifici.

"Le vendite di calzature belle e ben fatte nei nuovi mercati, cioè nei 30 mercati emergenti più promettenti, sono state di 1,1 miliardi nel 2015 e sono previste crescere fino a 1,7 miliardi nel 2021” ha detto Vincenzo Boccia, spiegando che "se il sistema Europa nei prossimi cinque anni ottenesse un abbassamento dei dazi applicati da questi Paesi al livello di quelli imposti dagli Stati Uniti, le vendite italiane nei nuovi mercati nel 2021 potrebbero raggiungere addirittura 2,6 miliardi". In questo "chiediamo al ministero dello Sviluppo economico una particolare attenzione, anche se sappiamo che è già molto sensibile a riguardo".
Boccia ha anche sottolineato come per garantire una crescita del Paese "dobbiamo passare dalla constatazione alla visione essendo portatori di soluzioni". Per Boccia "è evidente che i dati" dei primi mesi del 2016 "celano una media che non corrisponde alla verità", infatti "è in atto una rivoluzione in tante fabbriche italiane - abbiamo aziende in ogni settore che sono molto innovative e che stanno crescendo e su queste aziende dobbiamo puntare - e dobbiamo aiutare quelle che non lo hanno fatto ancora ad andare avanti, in una logica interna ed esterna al Paese".

"Dobbiamo puntare a una politica commerciale europea che apra nuovi mercati. Per questo siamo favorevoli agli accordi di libero scambio, a partire dal Ttip", il Transatlantic Trade and Investment Partnership - ha spiegato il presidente di Confindustria -. Noi crediamo, infatti, fermamente nell'apertura dei mercati e nella creazione di grandi aree economiche. Il futuro è proprio nel libero scambio. Ma crediamo anche che il libero scambio si debba basare sulle pari condizioni e sulla reciprocità".