Scontro politico su Cdp La partita nomine verso lo slittamento

L'inchiesta romana complica la partita. La Lega alza la posta. In alto mare la lista per il cda

Il governo non ha trovato ancora la quadra sulla nomina dell'amministratore delegato e per il rinnovo del vertice di Cdp ora spunta l'ipotesi di un nuovo rinvio. Il patron dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, dovrebbe riunire oggi le Fondazioni per mettere il sigillo al nome del candidato presidente e ai due consiglieri di amministrazione della Cassa Depositi che spettano agli enti in qualità di azionisti di minoranza (con il 16%). In pole position sembra restare Massimo Tononi, uomo di fiducia di Guzzetti. Ma se il consenso sul banchiere trentino non fosse unanime, il presidente dell'Acri potrebbe calare sul tavolo la carta del «delfino» Matteo Melley, già suo vice nell'associazione.

Dove però il caos regna ancora sovrano è attorno alla carica di ad che compete al Tesoro insieme a sei consiglieri. Ed è qui che si rischia lo stallo, a quattro giorni dal termine ultimo per presentare due liste separate (il 24, che però cade di domenica) se Fondazioni e Mef non troveranno l'accordo su un unico elenco che per statuto può essere portato direttamente sul tavolo dell'assemblea il 28. Tanto che i tecnici di via XX Settembre starebbero studiando una exit strategy per prendere tempo: lasciare aperta l'assemblea per approvare giovedì 28 solo il bilancio senza rinnovare i vertici sfruttando la legge che consente alle aziende a prevalente partecipazione pubblica una prorogatio fino a 45 giorni.

I precedenti non mancano: nel 2012 l'assise del Gestore del servizio elettrico rimase aperta per settimane perché Mise e Tesoro non trovavano l'intesa sul nuovo cda. Un copione già considerato anche in Cdp nell'aprile 2013 quando sulla riconferma del tandem Franco Bassanini-Giovanni Gorno Tempini si era aperta una frattura politica tanto da ipotizzare una proroga (poi non usata) in attesa dell'insediamento del nuovo governo. Ma in questo caso le cariche sono scadute e un nuovo governo si è già insediato. Solo che non riesce a mettersi d'accordo sulle nomine.

A cambiare il ritmo del valzer di poltrone fra Lega e M5s sono state le intercettazioni relative alle cariche in Cdp contenute nelle carte dell'inchiesta sullo stadio della Roma. Il disegno grillino tracciato dall'ex numero uno di Acea, Luca Lanzalone, sembrava quello di puntare sulla figura di direttore generale con deleghe forti e la persona giusta per i pentastellati, secondo i rumors di palazzo, sarebbe stato l'attuale direttore finanziario di Cdp, Fabrizio Palermo. L'«effetto Lanzalone» ora avrebbe però sparigliato le carte e aumentato il peso del Carroccio nelle trattative, anche alla luce del sorpasso di Salvini sui 5 Stelle negli ultimi sondaggi. La Lega spinge per Massimo Sarmi, ex ad di Poste, sponsorizzato dalle prime linee del partito come Giancarlo Giorgetti che sta gestendo la partita. Altri nomi continuano a circolare, da Giuseppe Bono di Fincantieri a Domenico Arcuri di Invitalia, passando per il vicepresidente della Bei, Dario Scannapieco, assai gradito a Mariio Draghi.

L'accordo su Cdp è però solo un pezzo del puzzle delle nomine che vanno fatte nelle altre partecipate, nelle commissioni parlamentari, oltre a quelle dei consiglieri di Stato e alla scelta delle deleghe di viceministri e sottosegretari. Senza dimenticare che va sostituito il direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via, di fatto scaduto ma non prorogato.

Intanto, lascia una casella pesante da riempire Fabrizio Pagani: il capo della segreteria tecnica del Mef è approdato al fondo newyorchese Muzinich e farà base a Parigi e a Londra.