Senza passato non c'è futuro

Non ho nulla contro il business delle cene a domicilio. Leggo che c'è un mercato. Ma dove ci porterà l'opzione di rimanere a casa? Senza passare per nostalgico, mi preoccupa. Segno dei tempi, di un modo di pensare. Lo stesso che ha portato al boom di Amazon e alle conseguenti difficoltà delle librerie tradizionali; alla drastica contrazione dei cinema in città, con la pressoché totale chiusura di quelli d'essai; sui millennials che non sanno leggere le lancette dell'orologio hanno tutto sullo smartphone; sul fatto che non si scrive più a mano. Un deficit umano e culturale.

E' l'assenza della curiosità: senza quel lampo è il buio. Si perdono interessi, si abbandona la memoria. Mi ha colpito la decisione della dirigente scolastica di una scuola elementare in provincia di Udine di impedire la foto di classe in nome della privacy: io le conservo tutte! Perché mi tengo stretto ad un mio pensiero: se non guardiamo il passato non vediamo il futuro.

Pochi giorni fa è nata la mia prima nipotina, Giulia. Bellissimo evento. Osservandola mi sono chiesto: oltre al mastodontico debito pubblico, che cosa le lasceremo? Se si procede dimenticandosi le fondamenta umane, avremo una vita culturalmente più povera. Senza profitto. Una fiammella di speranza la colgo in un bimbo di una scuola elementare americana che ha espresso il desiderio che i suoi genitori, a casa, si distacchino almeno un po' dallo smartphone.

E siccome rimango un inguaribile romantico dico a Giulia di stare tranquilla: ha la fortuna di vivere nel Paese più bello al mondo. Mi hanno colpito gli occhi lucidi del presidente Mattarella durante la sfilata del 2 giugno, quando sui Fori Imperiali è sceso un paracadutista che portava un tricolore di proporzioni mai viste. Un'emozione forte. Per chi si riconosce nel significato autentico di quella bandiera.

Ripartiamo dai valori certi. Per dare una dote vera a tutte le nostre «Giulie».

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