La sfida delle banche-imprese

«Voglio fare una profezia: entro la fine di quest'anno nel nostro Paese non resteranno più di cento tra istituti e gruppi bancari». La previsione è di Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, l'associazione bancaria italiana. Ospite di Mercati Che Fare, trasmissione in onda domani alle 20.30 su TgCom24, Patuelli ha analizzato il cambiamento in corso nel sistema creditizio italiano. Oggi gli istituti di credito sono ancora più di 600, arrivare a 100 entro fine 2017 vorrà dire perderne più di 500. «È un processo ineludibile - ha continuato il presidente dell'Abi- è il mercato che lo richiede. Non stiamo parlando di fallimenti o chiusure cruente ma di un veloce processo di fusioni e incorporazioni che porteranno a modificare profondamente l'assetto attuale. Il percorso in questa direzione è già cominciato». Patuelli si è poi soffermato sulla rivoluzione digitale: «Stiamo assistendo a una progressiva chiusura delle filiali, è accaduto anche nel corso dello scorso anno e tante altre ne chiuderanno quest'anno. Le banche sono diventate imprese: come imprese devono comportarsi. Proprio per questo non possiamo considerarle tutte alla stessa stregua. Ci sono imprese (banche) che funzionano molto bene, altre che lo fanno meno. Nel complesso il sistema è solido e i risparmiatori possono stare tranquilli, ma gli stessi risparmiatori devono imparare a scegliere la banca (l'impresa) cui affidare i propri capitali». Secondo Patuelli il cambio di modelli deve portare a un profondo cambiamento anche nelle professionalità degli addetti: «Se le banche si sono trasformate in imprese è logico pensare che i bancari non possono più considerarsi alla stregua di semplici dipendenti. Sono loro che partecipano direttamente al successo dell'istituto. Il loro futuro credo andrà in questa direzione». Il bancario come un piccolo imprenditore, quindi, per un mondo che nei prossimi mesi sarà attraversato da profonde perturbazioni. Allacciamo le cinture di sicurezza.

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