La sfida Usa di Fca parte in salita

Alfa e Maserati tentano il rilancio, ma dopo il picco del 2015 il mercato è in frenata: -6% a maggio. E Bigland si gioca il futuro

Pierluigi Bonora

Reid «Big» Bigland questa volta dovrà andare in meta anche con Alfa Romeo e Maserati. Per il manager canadese dal fisico da gladiatore, scelto da Sergio Marchionne per ridare un futuro globale ai due prestigiosi marchi italiani, la partita iniziata qualche settimana fa è indubbiamente quella più difficile. L'ad di Fca si aspetta molto dal suo «pupillo» d'Oltreoceano il quale, come responsabile delle vendite di Fca negli Usa, nonché ceo del gruppo in Canada, dovrà abituarsi presto a confrontarsi anche con gli altri mercati mondiali.

Ma il vero braccio di ferro che Bigland dovrà vincere è quello di far crescere Alfa Romeo, grazie a Giulia (dall'autunno), e Maserati, con Levante (da settembre), nel mercato a stelle e strisce. E l'avversario da piegare si chiama soprattutto perplessità. Insomma, oltre che al design sicuramente azzeccato dei due modelli e alla prestazioni che sono capaci di raggiungere, la sfida sarà quella di far capire agli yankee che si è veramente voltato pagina. E che sulla qualità dei prodotti non possono esserci dubbi, soprattutto all'indomani di una serie di richiami di berline del Tridente in Cina e negli stessi Usa. Automotive News, in un recente profilo di Bigland, lo ha descritto come «affamato di vendite». Finora il manager canadese ha soddisfatto il suo capo italiano, complice anche un mercato dell'auto negli Stati Uniti che negli ultimi anni è sempre stato su livelli sostenuti. Maggio, però, anche a causa di due giorni lavorativi in meno, ha segnato il passo (-6,1%) rispetto al 2015, e anche se Fca Us ha tenuto botta (+1,1%, ma con un -29,5% per Maserati) rispetto ai rivali Usa (Gm -18% e Ford -6,1%), molti analisti hanno visto confermate le loro preoccupazioni. A queste, inoltre, si aggiungono i dati sull'economia tutt'altro che rosei, come quelli sul mercato del lavoro contrassegnati dal minor incremento dei nuovi occupati dal 2010. Comunque, tenuto conto che il 2016 è un anno di elezioni alla Casa Bianca e quindi dominato dall'incertezza, le proiezioni al 31 dicembre vedono le immatricolazioni collocarsi un po' sotto i 17,78 milioni del 2015, cioè intorno a 17,4 milioni di veicoli, volumi sempre di tutto rispetto. Su «Big» Bigland, che dovrà anche abituarsi a trascorrere molto del suo tempo in Italia, tra Modena e Torino, per confrontarsi con il direttore tecnico dei due marchi, Roberto Fedeli, si apre anche un nuovo scenario.

Potrebbe, infatti, rientrare tra i candidati alla successione di Marchionne che, salvo sorprese e come indicato dal presidente di Exor e Fca, John Elkann, è prevista nel 2019. In questo, per l'inserimento del canadese nella lista finale dei selezionati («stiamo guardando al nostro interno», ha ribadito Elkann), sarà decisivo l'esito della sfida Usa e soprattutto mondiale di Alfa Romeo e Maserati. In proposito, Bigland dovrà misurarsi con gli altri più papabili candidati alla successione: gli americani Mike Manley (Asia-Pacifico) e Rich Palmer, attuale direttore finanziario (se la scelta privilegerà l'aspetto dei numeri), e l'italiano Alfredo Altavilla, attuale responsabile di Fca per i mercati Emea (Europa, Africa e Medio Oriente). Sempre che, nel frattempo, Fca trovi il socio (magari anche asiatico) con cui sposarsi. In quel caso, i giochi cambierebbero.

Commenti

Anonimo (non verificato)

Stefano Matera

Dom, 05/06/2016 - 13:45

sarei contento se fiat non vendesse nemmeno più un' auto

tiromancino

Dom, 05/06/2016 - 15:16

Appunto,la qualità,negli USA ti fanno le pulci.

Altoviti

Gio, 09/06/2016 - 00:26

I mercati EMEA! Basta con queste sigle americane di marketing, l'Europa non ha niente a che vedere con l'Africa, in Africa il clima è molto diverso e una macchina ha da essere diversa per resistere così come in Medio Oriente, spero che a FCA lo sappiano perché c'è poco da fidarsi degli ignorantoni americani, per loro siamo tutti una sottospecie!