Sgambetto del governo brasiliano a Telecom

Telecom è scivolata ieri in Borsa, -7%, dopo che l'autorità per le tlc brasiliana, Anatel, ha bloccato la vendita di nuovi contratti telefonici in 19 stati, tra cui quello dove si trova Rio de Janeiro, alla sua controllata Tim Brasil. Il gestore italiano e altre due società del settore, ossia Claro di America Movil e Oi, sarebbero state oggetto, secondo l'Authority sudamericana, di moltissimi reclami da parte degli utenti. Graziata dalla sospensione Telefónica che in Brasile controlla Vivo, il maggior operatore del paese. Sorpresa e incredulità invece da parte di Telecom Italia. «Si tratta di una misura estrema e sproporzionata - è scritto in un comunicato - che ci ha molto sorpresi. Tim Brasil nel 2011 è diventato il secondo più grande operatore di telefonia mobile del paese a seguito di investimenti in innovazione e del successo ricevuto tra la propria clientela». Telecom ha tenuto a sottolineare anche che «Tim Brasil è l'unica società che vende i propri telefoni con portabilità del numero rendendo possibili passaggi ad altre compagnie telefoniche senza penalità. Di conseguenza, l'unico elemento che tiene legato il cliente all'azienda è la soddisfazione per il fornitore di servizi».
E dunque cosa è accaduto nel paese che da dieci anni, grazie ai ritmi di crescita elevati, sostiene i bilanci dell'ex monopolista? Indiscrezioni parlano di un'azione di ripicca del governo brasiliano per mezzo dell'Authority. Il motivo sarebbero gli scarsi investimenti in vista degli importanti appuntamenti attesi in Brasile nel 2014, i campionati del mondo di calcio, e nel 2016, le Olimpiadi. Manifestazioni dove il Brasile vuole ben figurare e che metteranno a dura prova la credibilità del paese se tutto non funzionasse a dovere. Un nodo cruciale per la buona riuscita di avvenimenti del genere è nell'efficienza delle infrastrutture. Per questo, nei mesi scorsi, il governo aveva chiesto a tutti gli operatori di investire di più. Ma in tempi di crisi, seppur in un mercato ancora in crescita come quello brasiliano, non è facile fare ulteriori sforzi. Da qui il rifiuto di Tim Brasil di andare oltre il miliardo di dollari annuali di investimenti già pianificati. Il Brasile, che già conta 250 milioni di utenti di telefonia mobile, ossia qualcuno in più rispetto al numero di abitanti che sono 200 milioni, ha avuto uno dei ritmi di incremento più forti dal 2005 ad oggi. E così è stato anche per Tim Brasil, l'anno scorso la crescita del fatturato è stata del 18% con ricavi di oltre 7 miliardi di euro. La controllata Telecom ha recentemente superato Claro portandosi al secondo posto per numero di clienti con una quota di mercato del 26,8% a soli tre punti percentuali da Vivo (29,6%). Ora Claro, Oi e Tim dovranno sospendere a partire da lunedì, la vendita di nuove linee negli stati che fanno parte dell'elenco fino a quando il piano per migliorare la qualità del servizio, in particolare per quanto riguarda il completamento e le cadute delle chiamate, che dovranno presentare entro 30 giorni, non sarà approvato dall'Anatel, pena una multa (80mila euro al giorno). Anche Vivo è a rischio e, anche se il servizio di vendita di nuovi abbonamenti non è stato sospeso, dovrà presentare il piano di miglioramento.
Certo l'interrogativo resta: perché Vivo non è stata toccata dal divieto di vendere nuovi abbonamenti? Gli spagnoli hanno ricevuto meno reclami da parte dei clienti o sono stati più gentili e accondiscendenti nei confronti del governo brasiliano?
Le uniche buone notizie di questa bizzarra vicenda, che non ha riscontri nell'attività di altre authority nazionali, è che il servizio di vendita non è stato bloccato a Tim Brasil nella regione di San Paolo, la più popolosa di tutto il Brasile. Inoltre Telecom sarà ricevuta in Anatel già la settimana prossima per presentare il suo piano con la speranza di far revocare il divieto, magari aggiungendo anche qualche investimento a quelli promessi.