Shanghai in caduta libera: perde 10 volte il Pil greco

La bolla speculativa costa 2mila miliardi. Ma non c'è rischio contagio: mercato chiuso agli stranieri

Se la Grecia fa traballare le Borse europee in Asia prosegue inarrestabile il crollo della borsa di Shanghai, che dal picco registrato solo il 12 giugno ha perso il 27%. Ieri Shanghai è andata giù di un altro 5,8%. Certo il progresso da inizio anno è stato comunque clamoroso, più 120% nonostante le perdite degli ultimi giorni, un trend positivo innescato dalla politica ribassista dei tassi di interesse voluti dalla Banca Centrale. L'ultimo taglio (il quarto da novembre) dello 0,25% era arrivato solo sabato scorso. Le vendite sui listini cinesi, non sono state frenate neppure dall'annuncio della China Securities Regulatory Commission di indagini su una «sospetta manipolazione dei mercati». La caduta delle ultime tre settimane rispecchia cifre importanti: equivale a una perdita di più di 2mila miliardi, circa dieci volte il Pil della Grecia. La Cina si trova nella stessa situazione del Nasdaq anni duemila, quando esplose la bolla finanziaria legata alle nascenti Internet company. Anche per Shanghai i prezzi delle azioni sono cresciuti moltissimo, senza essere collegati ai risultati delle aziende. La spiegazione più diffusa è che, a un certo punto, gli investitori devono avere pensato che i prezzi fossero troppo alti e hanno cominciato a vendere. Ma chi sono gli investitori? Ebbene, come nella bolla di Internet del duemila, sono i più disparati. La Cina non fa eccezione. Dopo che si è diffusa la notizia di potenziali facili guadagni in Borsa, anche i contadini di province sperdute si sono dati alla speculazione finanziaria. Ora le autorità cinesi stanno tentando di ridare fiducia agli investitori. Sono stati abbassati i tassi d'interesse ed è stato permesso ai fondi pensione di comprare azioni. Mercoledì è stato anche deciso che anche gli immobili potranno essere usati come garanzia per i prestiti richiesti degli investitori.

Il rischio, ovviamente, è che se anche questa mossa non dovesse funzionare e il mercato continuerà a crollare, molte persone perderanno la casa che hanno usato come garanzia. C'è da rimarcare che le Borse cinesi - nella Repubblica Popolare c'è un'altra Borsa ugualmente in fase calante, a Shenzen - non sono libere: gli investitori stranieri possono investire solo tramite fondi o Etf anche se le autorità del paese stanno cercando una maggiore liberalizzazione per permettere l'ingresso di nuovi capitali. Rimangono però molti controlli sugli account di chi partecipa alle contrattazioni e molti limiti sulle proprietà straniere in Cina. Per questo motivo ci sono ancora pochi investitori occidentali nel mercato azionario cinese. Un fatto questo che ha evitato che il crollo di questo periodo avesse grosse conseguenze su altri mercati come quello statunitense o europeo.