Si sgretola il mattone: affari in calo fino all'11%

I prezzi per ora tengono, gli scambi no. Questo lo specchio, secondo Nomisma, del mercato immobiliare in Italia. Anche se non ci vuole molto a immaginare che se il numero delle compravendite di case resterà debole, alla fine, anche i prezzi scenderanno. Per il centro studi bolognese comunque ciò che più manca all'immobiliare è il sostegno bancario. In effetti da uno studio pubblicato solo pochi giorni fa i mutui concessi per l'80% del valore dell'immobile sono davvero pochi, solo il 5%. Ma anche gli altri finanziamenti sono scesi. Nei primi tre mesi il crollo dei mutui richiesti è stato del 47%.
Morale: le compravendite non sono mai state così in calo, tornate ai livelli degli anni '90 nei primi sei mesi dell'anno. Se nel 2011 erano scese sotto quota 600 mila (598.224), gli scenari per quest'anno oscillano tra un minimo di 529.306 (-11%) e un massimo di 566.299 (-5,3%), sempre che ci sia un'inversione sul fronte del credito o se i proprietari che vogliono vendere accetteranno di abbassare i prezzi.
Ovviamente anche l'Imu salatissima, sia per prime ma sopratutto per seconde case, e la paura di nuove tasse giocano un ruolo nefasto in questo contesto già debole. I prezzi comunque, almeno per il momento, scendono in maniera meno significativa rispetto al contesto. Chi vuole investire comunque ha già scelto l'estero: da Lugano nella vicina Svizzera dove le richieste degli italiani hanno fatto raddoppiare le compravendite, alle capitali europee come Londra più «sicura» di Parigi da un punto di vista fiscale.
In realtà l'aumento della selettività per la concessione dei mutui non è iniziato nel secondo semestre 2011, ma già nel 2009. Poi, questa tendenza si è radicalizzata. Così, rispetto al picco massimo (tra gli anni 2004 e 2006), il numero delle compravendite di abitazioni nelle otto principali province italiane è sceso del 51,7% nei mercati provinciali e del 49,5% nei capoluoghi. Peggio sono andati gli scambi di immobili terziari e commerciali, letteralmente precipitati del 70% nei comuni capoluogo e del 68,6% in provincia. E sul fronte delle previsioni c'è un netto peggioramento rispetto a marzo scorso dove era previsto un calo dei prezzi, per quest'anno, dell'1,6% per le abitazioni, del 2,1% per gli uffici e dell'1,7% per i negozi. Mentre le nuove stime parlano di cali tra il 3,5 e il 4,4%. E le cose non miglioreranno nel 2013, ancora in ribasso almeno del 2%.