Slowear, il made in Italyche batte la crisi economica

Puntando sui mercati maturi, come l'Europa e il Giappone, l'azienda veneta d'abbigliamento ha vinto anche quest'anno la scommessa della crescita

Non ci sono solo i Paesi emergenti: Slowear, azienda veneta d'abbigliamento, puntando sui mercati maturi, come l'Europa e il Giappone, ha vinto anche quest'anno la scommessa della crescita. Una strategia illustrata dall'ad Mario Griarotto.

I vostri punti di forza?
«Siamo passati da 59 milioni di fatturato nel 2009 a 73 nel 2011, grazie a scelte in controtendenza, sia dal punto di vista dei mercati che del prodotto. Abbiamo infatti riunito quattro marchi, tutti specialisti da anni nei propri segmenti- Incotex per i pantaloni e Zanone per la maglieria, le giacche informali di Montedoro e le camicie di Glanshirt -, e li proponiamo insieme nelle nostre boutique. Così, ognuno può crearsi uno stile personale, lontano dall'omologazione delle grandi catene, e contare sulla qualità dei materiali e delle lavorazioni».

Quali sono i mercati più importanti per voi?
«L'Italia vale metà del nostro fatturato, ma l'estero sta salendo. Parliamo di mercati sofisticati, come il Giappone, dove siamo cresciuti del 40%, e l'Europa, dove abbiamo ottenuto un aumento del 30%, grazie soprattutto a Germania e Regno Unito. Infatti, abbiamo da poco aperto Officina Slowear a Bond Street, ed è solo la prima di una serie di aperture previste per il 2012 in tutto il mondo, da Seoul a Istambul, Città del Messico, Tokio, Roma, Beirut e Parigi: ogni negozio è studiato dall'architetto Carlo Donati in base alle caratteristiche del Paese in cui viene aperto».

I progetti per il futuro?
«Uno l'abbiamo già realizzato: si chiama R.E.D. ed è una collezione all'avanguardia per linee e materiali innovativi. Proseguiremo poi con le nuove aperture: da qui al 2014 puntiamo a una quarantina fra negozi diretti, franchising e shop-in-shop nelle capitali di tutto il mondo».