S&P prende di mira le banche italiane

La scure di Standard & Poor's continua a colpire gli istituti italiani, proprio mentre Bankitalia sta pensando di dare il via a un sistema alternativo di valutazione del rischio di credito che possa «bypassare» le agenzie internazionali.
Ieri è toccato a 18 banche italiane vedersi tagliare il rating. Si sono «salvate» Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediobanca che vedono confermato il giudizio «BBB». Restano ancora investment grade Ubi Banca e Credem (entrambe con «BBB-» da «BBB»). Diventano «spazzatura», passando da «BBB-» a «BB+», il Mediocredito Centrale (gruppo Poste) e Iccrea Holding (Credito Cooperativo). Restano in area «junk» i rating di Banco, Bper, Bpm, PopVicenza e Veneto Banca (da «BB+» a «BB» e quelli di Unipol Banca e Carige (da «BB» a «BB-»).
La decisione presa ieri è, in larga parte, conseguenza del downgrade dell'Italia da «BBB+» a «BBB» di due settimane orsono. Le prospettive poco incoraggianti della nostra economia (S&P stima un -1,9% di Pil quest'anno e non crede che l'anno prossimo ci sarà «un'inversione di tendenza») «condizioneranno la capacità delle banche di remunerare il capitale e, soprattutto, di contenere il costo del rischio (la probabilità di default di un finanziamento; ndr). Le banche italiane, si legge nella nota, «affrontano costi della provvista più elevati rispetto alle concorrenti europee e la loro capacità di attingere al mercato all'ingrosso dei capitali sarà sempre condizionata dal sentiment nei confronti dell'Italia».
È significativo, tuttavia, come S&P's abbia colpito a due giorni di distanza dalla mossa a sorpresa di Bankitalia, Consob e Ivass che hanno suggerito ai vigilati l'adozione di sistemi interni di rating. Quasi uno sprone, come sottolineato dal Giornale, a creare un'agenzia italiana visto che in ambito Ue si marcia a rilento. La conseguenza peggiore dei downgrade, infatti, non è solo la maggiore problematicità nell'affrontare il mercato delle obbligazioni (cui le banche sono tornate a far massiccio ricorso), ma soprattutto la crescente difficoltà che i nostri istituti incontreranno nel «fare sistema».
Negli anni scorsi, infatti, dopo i casi Parmalat e Argentina, le banche e, soprattutto, le Fondazioni azioniste hanno concentrato i loro acquisti solo su titoli investment grade. Quindi, in base alle attuali regole, una banca italiana avrebbe qualche difficoltà ad acquistare sul mercato obbligazionario non solo le emissioni di una qualsiasi azienda che opera esclusivamente sul mercato interno, ma anche quelle di un'altra banca seppur di grandi dimensioni.
Questa difficoltà intrinseca è amplificata dall'«attacco» di S&P's. Basti pensare che Mediobanca, «degradata» lo scorso 12 luglio a «BBB», era stata posta sotto osservazione con implicazioni negative. La partita è appena cominciata.