Spagna contro Italia, c’era una volta il derby economico del Mediterraneo

Marco Bolognini, avvocato d’affari operante a Madrid, racconta: «Madrid cresce del 2,4% contro il nostro 0,2%. Sempre più imprese italiane cercano la Spagna, nel 2017 ci sono stati oltre 200 milioni di investimenti italiani, anche nel settore industriale».

Il sorpasso sull’Italia è stato per anni una ossessione per i politici spagnoli. Il Belpaese - visto come modello a cui tendere durante i governi socialisti degli anni ’80 ai tempi della «solidarietà latina» - venne messo nel mirino ufficialmente 11 anni fa da José Luis Zapatero. Da lì a poco la bolla immobiliare esplose in maniera eclatante e dolorosa.

La Spagna, però, si è risollevata e almeno in termini di crescita, se non di Pil pro capite, gioca ormai in un altro campionato rispetto all’Italia. Il confronto è impietoso. Mentre la Commissione europea ha bocciato la crescita italiana abbassandola a +0,2% nel 2019, il Centro studi del colosso bancario spagnolo BBVA ha pubblicato il report macroeconomico «Situación España”» in cui vengono riviste al rialzo le stime del governo spagnolo (+2,2%) prevedendo una crescita per il Paese iberico del 2,4% nel 2019.Marco Bolognini, avvocato d’affari italiano in Spagna, specializzato nel settore corporate e bancario, tra i fondatori di Maio Legal, studio legale internazionale con sedi in Spagna (Madrid, Siviglia e Vigo) e Città del Messico, ed editorialista del quotidiano economico spagnolo Expansión, spiega i motivi di questa accelerazione e racconta come sempre più imprese italiane stiano scegliendo di investire in Spagna. «In primo luogo, il biennio che si concluderà a fine 2020 dovrebbe portare alla Spagna ben 800mila nuovi impieghi, che andrebbero quindi a ridurre massicciamente i numeri della disoccupazione. Inoltre i consumi pubblici e privati cresceranno più del 2%. La tendenza si manterrà, con una qualche moderazione, anche nel 2020. Un altro fattore che inciderà positivamente sia sull’andamento del 2019, sia su quello del 2020, sarà il significativo aumento delle esportazioni, che si attesterà su percentuali pari al 5,2% per l’anno in corso, e attorno al 4,5% nel 2020».Cosa produrrà questa onda lunga decisamente positiva? «Si avrà un’ulteriore spinta per gli investimenti stranieri in terra iberica, una realtà produttiva che non sembra risentire – per il momento – del rallentamento generalizzato e preoccupante dell’eurozona» continua Bolognini.

«Proprio in questi giorni, il premier spagnolo Pedro Sánchez è impegnato in Parlamento in una durissima lotta per l’approvazione della manovra finanziaria 2019. La strada è molto in salita (a livello di alleanze) per il governo di minoranza del socialista Sánchez, ma di sicuro le previsioni macroeconomiche del Centro studi BBVA verranno usate per rassicurare l’opinione pubblica e anche qualche parlamentare indeciso sul da farsi».In questo contesto si affacciano anche le imprese italiane che qui hanno portato nel 2017 oltre 200 milioni di euro di investimenti. «Ci sono imprese italiane di ogni tipo e dimensione che stanno investendo in Spagna. Ci sono affinità culturali, ma anche risultati che si vedono in tempi brevi. Questi investimenti riguardano anche il settore industriale ed è qualcosa che non si vedeva da tempo. I bassi tassi d’interesse hanno molto aiutato l’economia spagnola, che ha saputo approfittarne. Ma ci sono un insieme di fattori, tra cui la resilienza spagnola, ovvero la capacità di riprendersi in circostanze decisamente avverse visto che la Spagna era arrivata al 23% di disoccupazione. Le banche si sono rapidamente riattivate e le forme alternative di finanziamento (per le start-up ma anche per le piccole e medie imprese), hanno creato un sano ecosistema di concorrenza. Fiscalità e flessibilità hanno aiutato e hanno fatto riprendere la parte più industriale della Spagna. Le esportazioni sono e saranno il principale motore della crescita spagnola. Se aggiungiamo un mercato del lavoro in netta ripresa e un fattore che definirei quasi di “psicologia collettiva positiva” che porta all’aumento dei consumi interni, ecco che abbiamo i principali ingredienti della ricetta».Gli investimenti diretti realizzati da operatori italiani in terra iberica nel corso del 2017 hanno raggiunto i 212 milioni di euro, cifra che rappresenta un incremento del 16,4% rispetto agli investimenti diretti del 2016. Le attività industriali di fabbricazione di beni e macchinari sono state le grandi protagoniste della crescita. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia: una attenzione non sopita degli spagnoli nei confronti dell’Italia. «L’Italia come sede d’investimento resta a tutt’oggi un ricorrente oggetto del desiderio per gli imprenditori spagnoli» spiega Bolognini. «L’Italia è un Paese percepito come amico ma complesso, sia per le note lungaggini burocratiche sia per la sensazione che in Italia la certezza e solidità delle norme non siano così granitiche come il sistema economico richieda. E’ su questo che bisogna lavorare».