La spallata di Bankitalia agita il salotto delle Popolari

La spinta di Ignazio Visco per ottenere dalle grandi Popolari italiane un cambiamento della governance, potrebbe assestare una spallata anche agli equilibri interni di Assopopolari. L'associazione che difende la lobby della categoria, ha come «pilastri» naturali le 4 maggiori cooperative italiane, ma tra alcuni istituti medio-piccoli sta crescendo l'ambizione di esprimere il successore di Emilio Zanetti alla presidenza. Sebbene il mandato dello storico banchiere di Ubi scada nel 2015, la pancia di Assopopolari è quindi attraversata dai primi contatti informali per pesare le forze in campo. Alcuni criptati segnali di disponibilità – secondo quanto hanno riferito al Giornale alcuni consiglieri - avrebbero peraltro fatto capolino anche durante l'ultimo cda. A dare nuova forza alle diversità di sensibilità tra grandi e piccole popolari, comunque mai del tutto superate, contribuiscono i timori conseguenti alle soluzioni «bilanciate» con cui le big, per ordine di Bankitalia, stanno per fare posto ai fondi di investimento nei board. In sostanza, ci si chiede se non aumenterà quel senso di distanza che già a volte si percepisce tra istituti quotati e non. Alcuni aspettano in particolare le mosse di Gianni Zonin, il banchiere-imprenditore del vino che è appena riuscito a chiudere un impegnativo aumento di capitale per la sua Popolare di Vicenza, da sempre lontana dalla Borsa. Si attribuisce, però, un certo attivismo anche al presidente della Banca di credito popolare di Torre del Greco, Giuseppe Mazza, potenziale alfiere degli istituti di territorio che si sentono sotto-rappresentati.
Al momento tutto resta sottotraccia, ma alcuni associati ad Assopopolari fanno notare come lo stesso Zanetti, in occasione dell'insediamento, avrebbe espresso il desiderio di non portare a termine il mandato. Se i giochi entreranno nel vivo, l'iter formale sarà appannaggio dei «saggi», secondo una procedura simile a quella che governa le elezioni dell'Abi.
Assopopolari è oggi governata da uno statuto in 11 pagine, il cui fulcro è l'articolo 18: «A ogni associata o gruppo bancario spetta un voto per ogni 5 milioni di euro o frazioni di mezzi amministrati, con un minimo di 20 e un massimo di 2.200». In sostanza, l'associazione è nelle mani di Ubi, Banco Popolare (che aveva espresso con Carlo Fratta Pasini la presidenza precedente a Zanetti e da cui proviene anche l'influente segretario generale Giuseppe De Lucia Lumeno), Popolare Emilia e Bpm. Queste sono anche le quattro banche che più contribuiscono a mantenere l'Associazione, con una retta annuale stimabile di 350mila euro. Non poco in questi tempi di spending review e dopo che l'Abi di Antonio Patuelli ha, per la prima volta, tagliato del 5,7% il contributo dovuto dagli associati. Il preconsuntivo di Assopopolari vedrebbe entrate per 4,5 milioni (assimilabili ai contributi associativi), a fronte di un costo del personale prossimo a 1,8 milioni e di circa 700mila euro, classificate come spese a sostegno della categoria.
Lo statuto, composto da 40 articoli (norme transitorie comprese), incorpora comunque diversi correttivi alla forza dei numeri, secondo una logica simile a quella del voto capitario: il cda riserva, infatti, la metà dei posti «arrotondati per difetto» alle popolari di maggiori dimensioni e l'altra metà «per eccesso» alle altre cooperative, con la clausola di lasciare almeno quattro scranni a quelle più piccole, e che nessuno abbia più di un rappresentante. Il board ha un massimo di 19 seggiole e decide a maggioranza, salvo che per le procedure di espulsione, ed è affiancato da un comitato direttivo, di cui fanno parte il presidente, i tre vice e tre consiglieri per ciascuna delle due «classi dimensionali».