Spunta il magazziniere robot Amazon cambia lo shopping

Un giorno nel sito di Londra. Ma ora ne nascerà uno anche vicino a Roma, con carrelli e nastri automatici

Sta nascendo sulle colline di Passo Corese alle porte di Roma, con 150 milioni di investimento, il primo magazzino robotizzato di Amazon in Italia. Lì, oltre ai 1.200 dipendenti previsti quando, tra tre anni, il centro sarà a pieno regime, per immagazzinare, smistare e impacchettare merci, ci saranno anche mille robottini che gireranno per i 100mila metri quadri della nuova struttura. L'inaugurazione è prevista in autunno, in tempo per lo shopping natalizio.

Il robot di Amazon, Kiva l'azienda che lo produce comperata dal gigante dell'e-commerce, non ha braccia, che restano agli umani, ma solo «gambe». Solide rotelle che possono portare gli scaffali delle merci direttamente all'operatore che poi smista gli ordini. Tutto è automatizzato nel sistema Amazon, pioniere nella vendita e spedizione di libri online fin dal lontano 1996.

Ora però nei suoi magazzini c'è di tutto: dallo smartphone ai piatti di carta. Acquisti e spedizioni sono regolati da un software proprietario. Dal momento dell'ordine, dallo smartphone o dal computer, il sistema sa dove trovare, in quale magazzino, in quale Paese è in quale scaffale l'articolo che l'utente sta ordinando. Quando il processo dell'ordine è completato parte la seconda fase. E visto che il centro di Roma sarà come quello, già funzionante, alle porte di Londra sarà il «cervellone» centrale a dare l'imput ai robottini del magazzino, che si infilano sotto gli scaffali, di portare la merce ordinata all'operatore che la prenderà e impacchetterà. Poi un lungo nastro trasportatore farà defluire i pacchi pronti verso l'etichettatrice che, grazie al codice a barre, metterà l'indirizzo del cliente. E dato che la società vuole consegnare in brevissimo tempo, anche in poche ore nelle città più grandi (come già accade a Milano), ecco che la logistica e la creazione di nuovi magazzini è importante. E nei nuovi impianti robotizzati, che saranno otto in tutta Europa per fine anno e 31 nel mondo su 125 strutture, i dipendenti non dovranno più correre su e giù per gli scaffali.

«Questo però non vuol dire che vanno persi posti di lavoro - assicura Stefano Perego, che, dopo essere stato il responsabile della logistica per il primo magazzino in Italia è ora direttore in Gran Bretagna - ma certo la produttività è più alta e crescono anche le competenze di chi lavora in queste strutture per la manutenzione delle macchine».

Insomma i robot fanno (per ora) solo il lavoro più faticoso. L'azienda, fondata da Jeff Bezos nel 1994, è dunque una moderna «fabbrica» di pacchetti pronti per essere spediti. Tanta efficienza fa sì che il ritmo sia da catena di montaggio. Ma, come nelle fabbriche di un tempo c'è la sicurezza di un posto a tempo indeterminato e in Italia non è poco. Lo stipendio base è di 1.450 euro lordi al mese, a cui si aggiunge assicurazione malattia, sconto del 10% sui prodotti Amazon e mensa interna. In Inghilterra ai 20mila dipendenti, come quelli del gigante della grande distribuzione Esselunga in Italia, vengono date azioni Amazon a seconda della posizione ricoperta. Nel nostro Paese il gruppo americano da lavoro a circa 2mila persone. In autunno apriranno due nuovo magazzini. Quello di Roma, automatizzato, e uno tradizionale a Vercelli per un totale di 1.800 posti di lavoro. Del resto non tutte le merci possono essere stoccate dai robot: quelle ingombranti o molto delicate come i vestiti fanno eccezione. Non c'è dubbio comunque che il commercio elettronico è in forte crescita anche in Italia.

«Siamo passati con Amazon aggiunge Perego- da un milione di ordini all'anno nel 2011 a circa un milione al giorno attuali». I numeri della società di Seattle, che negli Usa sta mettendo alle strette un colosso della grande distribuzione come WalMart, sono lì a provarlo: 135 miliardi di dollari di fatturato e prospettive di crescita in molti paesi. Tranne che in Cina, dove Alibaba è pronto a sfidare Amazon sui mercati di tutto il mondo.