Stangata da 5 miliardi sui risparmiatori

Il governo vuole portare l’aliquota per Bot e rendite finanziarie dal 12,50 al 20%.
<strong><a href="/a.pic1?ID=200886">Ma Dini non ci sta e contesta l'esecutivo</a></strong>. Mercoledì prima riunione tecnica per inserire la tassa nella Finanziaria. Bossi: <strong><a href="/a.pic1?ID=200888">pagare alle regioni si può</a></strong><br />

Roma - L’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, con l’aliquota che sale dal 12,50% attuale al 20%, potrebbe sottrarre dalle tasche degli italiani fino a 4-5 miliardi di euro l’anno. Il cosiddetto riordino della tassazione (parlare di aumento non è bello) su titoli di Stato, azioni e obbligazioni è nel programma di governo dell’Unione. L’aliquota unica al 20%è stata presentata alla Camera, all’interno della legge delega sul fisco; ma è stata la stessa maggioranza a cancellare lanorma dal testo. Ora l’aliquota unica viene rilanciata dal sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi e dal ministro della Solidarietà, Paolo Ferrero. Se ne discuterà nella fase di preparazione della Finanziaria, che comincia mercoledì 29 agosto con la prima riunione tecnica al ministero dell’Economia.

L’ipotesi Visco Il progetto del viceministro delle Finanze, abortito a Montecitorio, era questo: aumento dell’aliquota, dal 12,50% attuale al 20%, su tutti i titoli di Stato (Bot, Cct, Btp) in circolazione, sulle obbligazioni con scadenza superiore ai 18 mesi, sul capital gain azionario, sui fondi di investimento, sui buoni postali. All’opposto veniva ridotta dall’attuale 27% al 20% l’aliquota sugli interessi dei conti correnti e depositi bancari. Il fatto è che le Finanze ipotizzavano un incremento di gettito a regime di circa 4 miliardi di euro dall’aumento dell’aliquota sulle rendite, a fronte di un minor gettito di 600 milioni dai depositi bancari. Nell’ultima versione del disegno di legge delega i 4 miliardi erano diventati «una cifra non inferiore ai 2 miliardi di euro», ma non si spiegava se l’aumento del prelievo sui titoli di Stato avrebbe avuto eccezioni o no (ad esempio piccoli patrimoni, oppure validità per le sole emissioni successive al varo della legge). Secondo Benedetto Della Vedova, deputato dei Riformatori liberali, «parlare di armonizzazione è solo un modoper nascondere la stangata: l’incremento al20%della tassazione - spiega - vuol dire sottrarre agli italiani fino a 5 miliardi e finanziare nuovi aumenti di spesa pubblica». In un articolo sul sito «lavoce.info» le studiose Silvia Giannini e Maria Cecilia Guerra avevano ipotizzato un gettito aggiuntivo fra i 2,5 e i 4,2 miliardi di euro.

La doppia tassazione Per evitare forme più o meno occulte di tassazione retroattiva (soprattutto per quanto riguarda i Buoni poliennali del Tesoro, i Btp) il governo aveva ipotizzato anche un regime di doppia tassazione: al 20% per le nuove emissioni, al 12,50% per le vecchie. Questo avrebbe creato, tuttavia, un caos pazzesco sul mercato secondario dei titoli di Stato, falsando le quotazioni. «La variazione delle aliquote dovrebbe avvenire senza determinare segmentazioni del mercato - spiega Marcello Messori, presidente di Assogestioni - altrimenti la semplificazione e l’equità andrebbero perdute: in altri termini, l’aliquota va applicata sull’intero stock delle attività finanziarie», titoli di Stato compresi. Si era anche pensato a una soglia di esenzione dall’aumento dell’aliquota per piccoli patrimoni (centomila euro): l’incremento al 20% sarebbe scattato solo a carico dell’acquirente dopo un’eventuale vendita dei titoli. La delega prevedeva la tassazione al 20% anche per le rendite da immobili, scartata perché troppo costosa.

Più azioni che Bot Negli anni, la composizione del portafoglio finanziario delle famiglie italiane si è molto modificata. Alla fine del 2006, secondo i dati di Bankitalia, Bot, Cct e Btp rappresentavano solo il 4,5% del totale degli investimenti delle famiglie, contro l’8,4% del 2002. La liquidità (biglietti di banca e depositi bancari) rappresentava circa il 28%, fondi pensione e prodotti assicurativi circa il 18%, mentre azioni e quote di partecipazioni di fondi comuni (italiani ed esteri) arrivavano complessivamente a sfiorare il 43% del totale. Un totale importante, stimato da Bankitalia in 3.386 miliardi di euro: poco più di 57mila euro per ogni abitante della penisola, compresi neonati e ultracentenari. Si capisce così che, per un governo spendaccione, la tentazione di aumentare le tasse sul risparmio sia molto forte.