Starace alza la posta del piano blinda-debito

Slovacchia e Romania. Parte da qui il piano di dismissioni dell'Enel firmato Francesco Starace che, come fu per il suo predecessore, Fulvio Conti, è alle prese con il nodo-debito e un unico obiettivo: portarne a casa, per fine anno, una netta riduzione, in questo caso a 37 miliardi. Qualsiasi cosa accada. Nessun errore è concesso, né tantomeno la possibilità che, avverse condizioni di mercato, impediscano al gruppo energetico di incassare almeno quei 4,4 miliardi di euro messi a piano. L'ad Starace si è appena insediato e sa bene quale importanza abbia per il gruppo rispettare i target. Soprattutto di fronte ai mercati internazionali, da settimane con gli occhi puntati sulla possibilità che, in autunno, prenda corpo il collocamento di un pacchetto di azioni Enel (ed Eni). Tanto più i conti «torneranno» e tanto più questa operazione potrà essere valorizzata.
Ecco allora che il cda di ieri non ha perso tempo formalizzando le road map delle cessioni. Per quanto riguarda la Slovacchia, sarà venduto il 66% del capitale sociale di Slovenske Elektrarne, il principale operatore nazionale nel settore della generazione di energia elettrica con una quota di mercato prossima all'80%. La società dispone di un parco centrali caratterizzato da una capacità installata di 5.700 MW e da un mix equilibrato di fonti di generazione, dal nucleare all'idroelettrico al termoelettrico, e ha realizzato nel 2013 ricavi per 2,88 miliardi di euro e un ebitda di 708 milioni. Per quanto riguarda la Romania, vanno sul mercato il 64,4% di Enel Distributie Muntenia e di Enel Energie Muntenia; il 51% di Enel Distributie Banat; di Enel Distributie Dobrogea e di Enel Energie; nonché il 100% di Enel Romania. Un gruppo di società che gestiscono una rete elettrica di circa 91.000 chilometri e vendono quasi 9 TWh all'anno a circa 2,6 milioni di clienti. Per seguire l'iter di vendita, sono stati nominati gli advisor finanziari Bnp Paribas e Deutsche Bank nel caso dell'operazione slovena e Citigroup e UniCredit nel caso degli asset rumeni.
La cessione nell'Est Europa, nello specifico, sembra essere quasi una necessità obbligata alla luce delle condizioni di mercato e dei vincoli regolatori che hanno reso meno redditizia l'attività del colosso elettrico in quelle aree. Ma il piano di vendite è solo all'inizio, e i prossimi asset non strategici a finire sul mercato dovrebbero essere in Russia, Belgio e Slovenia.
Sullo sfondo, una delle partite chiave riguarda poi la riorganizzazione delle attività in Spagna dove il gruppo opera attraverso la controllata Endesa. Un corollario al maxi riassetto di Starace per riprogrammare i business della società in 5 macro aree.