Stretta Bce sui crediti Carige Visco: «Occorrerà tempo»

Entro gennaio il piano per smaltire le sofferenze Il governatore: «Il settore avrà esuberi importanti»

Gian Maria De Francesco

Massimo Restelli

La Bce ha chiesto a Banca Carige di presentare entro il 31 gennaio 2017 un piano per ridurre i suoi crediti deteriorati. L'istituto genovese guidato dall'ad Guido Bastianini e che vede la famiglia Malacalza come primo azionista, ha reso noto di aver ricevuto dall'Eurotower due bozze di decisioni: una sugli esiti del processo annuale di revisione prudenziale, lo «Srep», e una sulla riduzione degli Npl. I requisiti fissati dalla Bce relativi alla riduzione dei crediti problematici lordi sono fissati per fine 2017 a massimi 5,5 miliardi, con una copertura minima del 45%, a 4,6 miliardi per fine 2018 (43%) e a 3,7 miliardi massimi per fine 2019 (42%). Carige risponderà entro il 3 novembre.

Per comprendere la complessità dell'operazione occorre ricordare che a fine giugno Carige registrava circa 7 miliardi di Npl lordi, di cui 3,7 miliardi erano sofferenze. Prelios Credit Servicing ha già avviato la due diligence su un portafoglio di 1,8 miliardi di deteriorati, che dovrebbero essere cartolarizzati utilizzando la Gacs.

In linea teorica i target fissati da Francoforte si potrebbero centrare, salvo un'accelerazione nel deterioramento dei 3,1 miliardi di sofferenze probabili. Altrimenti sarebbe scatterà l'aumento di capitale. Va detto che Carige aveva respinto l'offerta del Fondo Apollo, che valutava le sofferenze al 20% del loro valore facciale. Lo stesso governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ieri alla 92sima Giornata del risparmio Acri, ha sottolineato che «i tempi del complessivo processo di rientro delle sofferenze non possono essere eccessivamente compressi» al di là dell'istituto della Gacs e che «la gran parte delle esposizioni deteriorate si concentra presso intermediari complessivamente in buone condizioni» i quali «non avendo la necessità di cedere immediatamente le sofferenze, possono beneficiare di tassi di recupero più elevati rispetto a quelli impliciti negli attuali prezzi di mercato». Visco, all'indomani dell'emergere del rischio che Popolare Vicenza proceda a 1.500 licenziamenti, Visco ha poi ammesso che «gli interventi sul costo del personale» delle banche «in alcuni casi potranno assumere dimensioni importanti». «Per contenerne le ricadute sociali - ha sottolineato - andranno utilizzati gli ammortizzatori esistenti, le risorse del fondo di solidarietà di settore». Il presidente dell'Acri e di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, rinnovando le critiche all'istituto del bail in, si è ancora lamentato del «contenuto numero di adesioni» al Fondo Atlante «che rischia di vanificare» l'intervento nel mercato dei crediti in sofferenza. Proprio l'ad di Bnl-Bnp Paribas (oggetto degli strali di Guzzetti), Andrea Munari, si è detto «rammaricato e dispiaciuto» delle parole di Guzzetti.

Tutte le banche «devono accrescere la redditività, adeguando il modello di attività al contesto di mercato», ha ribadito il governatore rimarcando che ci sono «esagerate osservazioni su quanto sia grave la crisi delle banche italiane». A questo proposito ieri Bankitalia ha reso noto che sono circa una quarantina le piccole Bcc (solo il 14% del totale attivo del settore) per le quali lo stress test semplificato condotto da Via Nazionale e dalla Bce ha evidenziato «situazioni di potenziale tensione patrimoniale». Il miglior modo di recuperare slancio per Visco è procedere ad «altre operazioni di fusione» dopo Banco-Bpm. Osservazioni condivise dal presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, che ha rilevato come «l'Italia non sia in retroguardia nelle riorganizzazioni: le chiusure di filiali, sono state superiori ad ogni aspettativa, ma le aggregazioni sono ostacolate dalla Vigilanza unica che spesso chiede capitali supplementari». Un chiaro riferimento alla vicenda delle good bank e alle difficoltà dei potenziali interessati, Ubi in primis. «Occorre rimuovere il continuo terremoto internazionale di requisiti patrimoniali: l'incertezza del diritto ostacola i piani di sviluppo», ha concluso Patuelli.