Sui tagli alla produzione fumata nera dell'Opec E il petrolio crolla del 3%

Il ministro saudita dell'Energia, Al-Falih: «Non sono fiducioso su un rapido accordo»

L'Opec prende tempo sul taglio alla produzione di petrolio, che potrebbe non arrivare nemmeno oggi, aprendo un nuovo fronte di incertezza sulla propria effettiva capacità di controllarne i corsi. Un secondo segnale - dopo l'uscita a sorpresa del Qatar che rimescola gli equilibri geopolitici, già fragili, che influenzano i prezzi dell'oro nero.

Senza una bussola, è stato subito panico: dopo cali fino al 5% il Wti ha lasciato sul terreno il 3,2% a 51,2 dollari e il Brent il 3,3% a 59,5 dollari. Un contraccolpo pesante per le aziende del settore di tutto il mondo (in Italia Eni -3,19% a 13,8 euro; e Saipem -6,39% a 3,6 euro). Le vendite sono scattate dopo che alcuni partecipanti al meeting hanno dichiarato che si stava discutendo, nell'ambito dell'incontro Opec in corso a Vienna, di un taglio alla produzione di un milione di barili, ossia un taglio che si attesterebbe sul livello minimo delle aspettative, senza dunque poter sostenere con efficacia i prezzi. Ma la situazione sui mercati è precipitata quando si è diffusa la notizia che la decisione su una riduzione della produzione, di qualsiasi entità, sarebbe slittata di 24 ore. Uno scenario peggiorato, ora dopo ora. Prima, con l'annullamento della conferenza stampa post vertice, e poi, con l'ipotesi che la decisione potrebbe anche non arrivare: il ministro dell'Energia saudita Khalid al-Falih si è detto «non fiducioso» persino della possibilità di chiudere oggi, dopo un confronto con la Russia che non fa parte del cartello.

Il gruppo dei produttori mondiali sta affrontando una convergenza di pressioni sul mercato petrolifero, sconvolgimenti geopolitici e conflitti interni che stanno minando la sua influenza tradizionale sui prezzi del greggio. L'uscita del Qatar dall'Organizzazione degli esportatori di greggio ha lasciato un nervo scoperto. L'emirato è un produttore minore, ma molto influente. Il timore, dunque, è che possa essere solo il primo di una serie di abbandoni. Inoltre, si è indebolito il ruolo storico dell'Arabia Saudita. E la volontà dei membri del cartello di aspettare la riunione con la Russia è una scelta che farà storia. Per l'Opec, subordinare formalmente una decisione propria a quello che di un Paese esterno all'organizzazione, è un'ulteriore segnale di grave debolezza. I tagli - si ipotizza di un milione di barili al giorno - sarebbero da suddividere equamente tra i Paesi Opec (compresi Nigeria e Libia, finora esenti) e tra i produttori alleati. Molti starebbero puntando i piedi. E anche Mosca, alleato esterno irrinunciabile, starebbe insistendo per tagliare meno dei 300mila barili/g con cui aveva contribuito in passato. Insomma, bisogna verificare «se ha commentato Al-Falih - tutti i Paesi vogliono salire a bordo e contribuire alla riduzione». Un «liberi tutti» che spaventa. «Nei prossimi mesi ci sarà sicuramente una volatilità enorme dei prezzi del petrolio a causa del cambiamento dei fondamentali e per gli sviluppi geopolitici», ha previsto ieri il direttore esecutivo dell'Agenzia internazionale dell'energia, Fatih Birol, ricordando che un mese fa il greggio era a 86 dollari, oggi a 60, «praticamente c'è stato un crollo». E non aiuterà il fatto che, dopo 10 settimane di aumenti consecutivi, le scorte di petrolio Usa hanno invertito la rotta nonostante una produzione record: le riserve commerciali sono calate di 7,3 milioni di barili, contro i 2 milioni attesi dagli analisti.