Sul risiko Popolari c'è il rischio aumenti

Salgono i timori per una nuova stretta della Bce e per Treviso e Vicenza c'è il nodo dei ricorsi. Il Banco, dopo Bpm, chiama Ubi

Problemi di poltrone e gelosie di campanili a parte, ci sono altri due macigni sul cammino di integrazione tra le banche popolari innescato dalla riforma Renzi con la trasformazione in società per azioni: il rischio (crescente) che la Bce chieda nuovi aumenti di capitale ai prossimi stress test e le cause collettive in preparazione tra i soci.

In questo caso il culmine dei dissapori sono a Veneto Banca e a Popolare Vicenza, dove alcuni studi legali stanno già raccogliendo adesioni per andare in tribunale: sia l'istituto presieduto da Gianni Zonin sia quello guidato da Vincenzo Consoli hanno da poco tagliato di un quarto il prezzo delle proprie azioni per allinearlo ai numeri del bilancio. Un bel dispiacere per gli azionisti che erano in coda per cedere titoli comunque poco «liquidi» visto che né la coop di Treviso, né quella di Vicenza sono quotate in Piazza Affari. E, pur in un contesto differente, qualche «riflessione» la stanno facendo anche le altre banche, perché sebbene la direttiva di Bankitalia anteponga la tenuta patrimoniale al diritto di recesso dei soci al momento della trasformazione in spa, dall'altro assegna ai singoli cda l'onore (e l'onere) di decidere dove porre l'asticella.

Il patrimonio rimane inoltre l'«osservato» speciale dei tecnici della Bce e del Financial stability board, da cui - come ha detto al Giornale il vicepresidente dell'Abi e direttore generale di Unicredit, Roberto Nicastro - potrebbe arrivare una stretta.

Insomma tra le popolari è tutto fermo, come ha lasciato intendere lo stesso ad di Bpm, Giuseppe Castagna, ribadendo che il consolidamento è ancora alle prime mosse. A complicare il rebus ci sono infatti i problemi di governance e di dove posizionare la sede dei nuovi poli del credito. Tanto che sebbene l'ad del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, abbia detto più volte di «sognare» un matrimonio con Bipiemme, sono già iniziati i contatti anche con Ubi Banca di Victor Massiah. La popolare lombarda, che per prima ha avviato l'iter per la trasformazione in spa, continua però a essere vista in alcuni Palazzi romani come un perfetto cavaliere bianco per garantire l'«italianità» di Mps.

La terza via per il Banco sarebbe l'operazione di territorio, sponsorizzata dalla Lega, con Veneto Banca. La stessa, con cui aveva avuto un abboccamento anche Bper. Idealmente una sposa perfetta anche per Bpm ma tutto è bloccato, ancora una volta, da problemi di governance (perchè l'ad Alessandro Vandelli non è disponibile a farsi acquisire e quindi diventare la spalla di Castagna) e di sede, perché la piazza di Milano non si può lasciare. Vedremo se muoverà prima il Santander.