Super accordo, ma c'è l'incognita debito

Fiat sale al 100% di Chrysler utilizzando, in buona parte per rilevare il mancante 41,5% del capitale, la liquidità del gruppo Usa. E il mercato si congratula per il colpo di genio di Sergio Marchionne, oltre che per la sua intuizione di cinque anni fa di mettere piede a Detroit. «Si tratta di un'operazione nettamente migliore rispetto alle stime», commenta Mario Spreafico, direttore degli investimenti di Schroders. L'unico neo potrebbe essere la pesante leva che rischia di bloccare la flessibilità futura del colosso delle quattro ruote derivante dalla fusione di Fiat e Chrysler, in un settore a elevata necessità di investimenti. A mettere nero su bianco simili preoccupazioni è Bernstein Research, secondo cui il rapporto tra debito e patrimonio netto del colosso delle quattro ruote italoamericano sarà decisamente elevato e pari a 3,5. E per il Wall Street Journal il «trucco» usato da Fiat con Chrysler, cioè far pagare alla società acquisita la maggior parte del costo dell'operazione, «non è una panacea»: l'acquisizione non risolverà tutti i problemi della casa italiana. Al di là del debito, i termini della scalata rappresentano un indubbio successo per Marchionne. L'accordo di Capodanno prevede complessivamente 4,35 miliardi di dollari, ma Fiat ne sborserà al closing (fissato per il 20 gennaio), con la liquidità disponibile, solo 1,75. La controparte Veba, peraltro, riceverà da Chrysler 1,9 miliardi come dividendi straordinari e, grazie a un contestuale accordo sindacale, altri 700 milioni in quattro rate annuali da 175 milioni l'una (la prima al closing).
«Il mercato si attendeva un esborso per Fiat compreso tra 4 e 5 miliardi di dollari. Il Lingotto è invece riuscito a contenere il corrispettivo e a gestire al meglio la liquidità di Chrysler per completare l'acquisizione, prevedendo inoltre la rateizzazione di una parte dei versamenti», aggiunge Spreafico.
Equita sottolinea poi i multipli particolarmente economici dell'operazione (la quota di minoranza del gruppo Usa è stata pagata 5 volte l'utile, rispetto alle 18 di Fiat). Di fatto Chrysler è stata valorizzata 10,5 miliardi, rispetto ai 36 miliardi riconosciuti per il gruppo da Daimler nel 1998 e anche ai 7,4 pagati dal fondo Cerberus per l'80% di Auburn Hills, nel 2007 alle soglie della bancarotta. Un affare, insomma, per Fiat anche se questi ultimi fuochi di artificio vanno inseriti nel più ampio contesto dell'accordo stipulato nel 2009 per l'ingresso in Chrysler. Da allora, infatti, il Lingotto ha portato a Detroit tecnologia di avanguardia e produzioni, ha centrato importanti target industriali, ha rimborsato (ma rifinanziato) i 7,6 miliardi di prestiti governativi e ha comunque rilevato il 23,5% del gruppo per 1,895 miliardi di dollari. Ora, per il Financial Times, la realtà nata dalla fusione potrebbe sbarcare a Wall Street ed emettere un bond convertibile da 1-1,5 miliardi di dollari.