Svizzera, la banca centrale striglia Ubs e Credit Suisse

Non è solo l’Eurosistema a temere i risvolti negativi della crisi del debito sovrano sui bilanci degli istituti di credito. La paura del contagio globale sta spingendo anche le principali piazze finanziarie a tirare le briglie del sistema del credito. E così dopo che la scorsa settimana il presidente della Fed Ben Bernanke aveva auspicato una simil-Basilea 3 anche per gli istituti Usa (ma con un Core Tier 1 al 7% e non al 9 come in Europa), ieri è stata la volta della Bns, la banca centrale svizzera. Che, a differenza di altre istituzioni omologhe, ha tirato le orecchie ai due colossi della Borsa di Zurigo, Ubs e Credit Suisse, consigliando caldamente un aumento di capitale.
«Da giugno 2011 le due grandi banche hanno fatto progressi ma la dotazione in fondi propri di prima qualità resta al di sotto del livello che assicurerebbe una capacità di resistenza sufficiente», ha ammesso Jean-Pierre Danthine, membro della direzione della Bns. Secondo la banca centrale elvetica, il capitale capace di assorbire le perdite in caso di crisi per Ubs è pari al 2,7% del totale attivo e solamente dell’1,7% per Credit Suisse. Tali valori non potrebbero compensare una maxiperdita come quella da 20 miliardi di franchi svizzeri di Ubs nel 2008. La crisi dei subprime aveva messo in ginocchio l’istituto che perse il 3% del proprio patrimonio. Rafforzarsi è perciò «indispensabile». Ecco perché la Bsn ha chiesto a Ubs di «non diminuire gli sforzi» e ha chiamato Credit Suisse ad «accelerare». L’unico effetto, tuttavia, è stato quello di deprimere la capitalizzazione di Borsa dei due istituti: Credit Suisse ha ceduto il 10,5%, mentre Ubs ha lasciato sul terreno un marginale 0,3 per cento.
Immediatamente, sono giunte le repliche stizzite dei due big. «Credit Suisse - si legge in una nota - ha costituito un potenziale buffer (un cuscinetto di capitale costruito con coco bond ibridi) a fronte di perdite pari al 3% del patrimonio». Altro capitale sarà costruito attraverso l’ottimizzazione degli asset e la mancata distribuzione degli utili». Insomma, con un capital ratio superiore al 20% e Credit Suisse «è una delle banche globali meglio capitalizzate», come testimonia lo spread contenuto dei credit default swap (le assicurazioni contro il fallimento).
Ancor più piccata la risposta di Ubs che, pur apprezzando i complimenti per la gestione delle crisi passate, ha sottolineato come alcune critiche della Bns siano «ingiustificate» «non crediamo che alcune di queste critiche possano essere giustificate». Al 31 marzo, ricorda la banca, il Tier 1 di Ubs era al 18,7%, quello di Credit Suisse al 15,6, mentre Deutsche Bank e Barclays erano più indietro rispettivamente al 13,4 e al 12,7%. «La strategia di Ubs - conclude l’istituto - è progettata per costruire una posizione di capitale già leader, riducendo le attività ponderate per il rischio dell’Investment banking al di sotto di 150 miliardi di franchi svizzeri (125 miliardi di euro)».