Tacoli il Tessitore e l'incognita Beniamino Gavio

Paolo Vitelli, patron del gruppo Azimut-Benetti, eletto alla Camera dei deputati nel 2013, forse non ha ancora digerito il nostro «rimprovero» per aver disertato l'ultimo Nautico di Genova. Un «rimprovero» dettato esclusivamente dalla delusione per quell'elegante e immenso stand rosso-amaranto che non c'era più. Azimut-Benetti è la nautica italiana nel mondo, così come altri grandi e gloriosi marchi di casa nostra.

L'assenza del primo gruppo italiano, leader mondiale nella costruzione di yacht oltre i 24 metri, ha deluso soprattutto i visitatori, abituati da anni a godersi le meraviglie esposte al «Palavitelli». Non eravamo entrati, né intendiamo farlo oggi, nel merito delle pur legittime incomprensioni con i vertici di Ucina. Detto questo, torniamo alla bomba Massimo Perotti. «Non c'era modo di portare a termine il mio programma - il commento del patron di Sanlorenzo - Faccio un passo indietro, ma rimarrò in consiglio per rendermi ancora utile alla causa della nautica».

La storia insegna che i grandi manager non sempre riescono a fare altrettanto bene quando sono chiamati ad altre responsabilità, soprattutto in campo associativo. Il decisionismo, virtù indispensabile in azienda, fuori dai cancelli può alimentare tensioni se altri soggetti rivendicano esigenze e diritti diversi. In ogni caso Perotti lascia con l'onore delle armi. Il suo gesto ricorda una celebre frase di Enzo Ferrari diretta a Niki Lauda: «Il coraggio di avere paura». Paura di chi e di che cosa? Di trascinare Ucina in una buia «notte dei lunghi coltelli», trasformandola in un'associazione alla deriva senza controllo e senza futuro.

Oggi la sopravvivenza di Confindustria Nautica ha un percorso obbligato: rilanciare il settore e ritrovare la forza dell'unità. In fretta. Tutto il resto è polemica sterile. Come se ne esce? Accantonando interessi aziendali, innanzitutto. Un patto Azimut-Benetti, gruppo Ferretti, Sanlorenzo e Baglietto? Auspicabile. In grado, però, di coinvolgere maggiormente i piccoli, zoccolo duro e parte rilevante dell'associazione. Ma Beniamino Gavio, ad esempio, insiste: «Baglietto è la mia passione, sono uscito da Ucina in tempi non sospetti. E non ho pugnalato nessuno. Ripensamenti? Non vivo di rimpianti». Caro Gavio, non siamo d'accordo. Un imprenditore a 360 gradi, con un gruppo solido alle spalle, e forte di un marchio patrimonio della nautica mondiale, può e deve cambiare idea. Magari elaborando proposte per un programma dai contenuti lungimiranti, magari rivendicando - a pieno titolo - un ruolo di rilievo in Ucina. Sappiamo che ne è capace. E Lamberto Tacoli? Il Tessitore sa il fatto suo.