Tangenti Nigeria, confiscati 24 milioni e maxi-sanzione

Per Saipem è arrivata la condanna per presunte tangenti in Nigeria sulla base della responsabilità degli enti, prevista dalla legge 231 del 2001. In Borsa, tuttavia, il titolo non ha reagito alla notizia proveniente dal Tribunale di Milano. Anzi, la società petrolifera, protagonista in questi primi mesi del 2013 di una vera caduta libera (-54%), è persino riuscita a chiudere la seduta in rialzo (+0,9% a 14,52 euro). I broker, però, avvertono: attenzione alle indagini sulla presunta corruzione riguardante commesse in Algeria. In questo caso le conseguenze potrebbero essere ben più pesanti.
Ieri, il Tribunale ha condannato Saipem a una sanzione pecuniaria di 600mila euro (contro i 900mila chiesti dai pm) e ha disposto la confisca di 24,5 milioni (già peraltro accantonati dalla società) nell'ambito del processo sulle presunte tangenti in Nigeria da parte di Snamprogetti Netherlands Bv (società del gruppo Eni poi incorporata in Saipem nel 2006). Per i cinque manager coinvolti dall' indagine è arrivata, nel tempo, la prescrizione.
Il caso si riferisce a presunte tangenti versate, tra il 1994 e il 2004, dal consorzio Tskj (di cui facevano parte anche Halliburton, Technip e Jbc) a politici nigeriani in cambio di appalti per 6 miliardi di dollari. La sentenza «non ha alcun impatto finanziario su Saipem poiché Eni, in occasione della cessione di Snamprogetti, si era impegnata a indennizzare la società per le perdite a danno di quest'ultima con riferimento alla vicenda Tskj», ha precisato il gruppo per poi aggiungere di voler procedere al ricorso. «Il problema maggiore per Saipem è sull'Algeria: lì i costi potrebbero essere maggiori» commenta un analista. Per Saipem questa è solo l'ultima tappa di una via crucis iniziata a fine 2012 con lo scoppio del ciclone giudiziario sulle commesse in Algeria che ha spazzato via i vertici della società, proseguita a fine gennaio con il primo profit warning, poi ancora a giugno con il secondo allarme utili e, infine, con l'incidente in Congo.
In questo scenario la maggioranza delle banche d'affari consiglia cautela. Tra questi anche Berenberg che ieri ha avviato la copertura del titolo (hold a 14,2 euro) e, pur apprezzando l'offerta diversificata del gruppo, suggerisce un atteggiamento prudente.