Tango Bond, c'è l'accordo: l'Argentina pagherà i risparmiatori italiani

Dopo quasi 15 anni dal default si chiude il contenzioso fra l’Argentina e gli oltre 50mila risparmiatori italiani che avevano investito nei "Tango Bond" e che non avevano accettato le due successive ristrutturazioni del debito nel 2005 e nel 2010. Il governo argentino ha accettato di pagare in contanti il 150% del capitale per un controvalore di 1,35 miliardi di euro

Quasi 15 anni fa circa 450mila risparmiatori italiani rimasero con il cerino in mano a causa dei famigerati "Tango Bond", i titoli di Stato emessi dall'Argentina equivalenti ai nostri Bot e Btp. A Dicembre del 2001 il governo argentino dichiarò l'insolvenza e quei titoli divennero carta straccia. I risparmiatori italiani coinvolti avevano in tasca un controvalore complessivo di 14,5 miliardi di dollari, corrispondenti all'epoca a circa 12,8 miliardi di euro. Oltre 50mila risparmiatori italiani non accettarono le due successive ristrutturazioni del debito, avvenute nel 2005 e del 2010. Oggi, con un accordo bilaterale tra il governo italiano e la Tfa (la task force delle banche), il governo di Buenos Aires ha accettato di pagare in contanti il 150% del capitale per un controvalore di 1,35 miliardi. L’accordo è soggetto all’approvazione da parte del Parlamento argentino.

L’accordo preliminare chiude la lunga controversia basata sul Trattato bilaterale Italia-Argentina nell’arbitrato presso il Tribunale Icsid della Banca Mondiale in cui si è richiesto il risarcimento dei danni per violazione dei diritti rivenienti dal diritto internazionale di circa 50.000 obbligazionisti retail italiani detentori di circa 900 milioni di bond argentini in default rappresentati dalla Task Force Argentina. L’accordo fa seguito ai negoziati tra l’Argentina e la Tfa finalizzati alla conclusione dell’annosa questione e segna un significativo passo in avanti nella risoluzione dei problemi del debito sovrano dell’Argentina. L’accordo rappresenta anche l’occasione di un congruo risarcimento per i bondholders rappresentati dalla Tfa che hanno investito in obbligazioni dell’Argentina prima del default del dicembre 2001.

Secondo i termini dell’accordo preliminare, l’Argentina definirà tutte le richieste fondate sul diritto internazionale relative alle obbligazioni in default detenute dagli individui rappresentati dalla Tfa per un pagamento in contanti pari al 150% dell’importo originario in conto capitale di tali obbligazioni. Gli obbligazionisti italiani rappresentati dalla Task Force Argentina hanno avviato nel 2006 un arbitrato contro l’Argentina sotto l’egida dell’International Centre for Settlement of Investment Disputes (ICSID) della Banca Mondiale. Secondo i termini dell’accordo preliminare, una volta soddisfatte talune condizioni rilevanti per le parti, tra cui le approvazioni da parte del parlamento argentino e della TFA, al momento della conclusione della transazione sarà presentata la rinuncia definitiva alle richieste degli obbligazionisti rappresentati dalla Tfa, che ammontano a circa 2,5 miliardi di dollari.

Nicola Stock, presidente della Task Force Argentina che ha firmato l’accordo preliminare questo fine settimana a New York, è soddisfatto: "Siamo lieti di vedere questa vicenda concludersi in maniera tale da portare ad una risoluzione equa delle richieste degli obbligazionisti italiani. Apprezziamo la volontà dell’amministrazione del Presidente Macri in Argentina di muoversi rapidamente e con maturità per affrontare questo problema di lungo corso". Le parti mirano a procedere tempestivamente con le misure previste dall’accordo preliminare, tra cui la presentazione della raggiunta negoziazione al parlamento argentino nel corso della sua prossima convocazione il primo marzo 2016, con l’obiettivo di concludere l’attuazione dell’accordo nel corso dei prossimi mesi.

Commenti
Ritratto di a-tifoso

a-tifoso

Mar, 02/02/2016 - 19:09

Come va o come non va alla fine le banche, che hanno venduto questa spazzatura, la passano bene. Uno schifo.

Sabino GALLO

Mar, 02/02/2016 - 21:10

Questa è una buona notizia, che tanti risparmiatori italiani (non speculatori professionali!) aspettavano da tanti anni. Ed è una soluzione positiva anche per l'Argentina!! Chi segue con attenzione la politica lo ha capito da molto tempo. Naturalmente bisogna leggere con attenzione la soluzione, per capirne tutti gli aspetti. Delle perdite ci sono comunque, ma arrivare ad una conclusione accettabile non può che restituire speranza, dopo tanti anni di delusione e di amarezza. Ed anche fiducia nel nuovo Governo argentino.