Tassi Usa, la Yellen al ballo del mattone

Le cifre sul mercato del lavoro Usa sono un po' come quei vecchi specchi da luna park: rendendo grasso ciò che è magro, riflettono una finzione. E dunque, i 271mila nuovi posti creati e il tasso di disoccupazione sceso al 5% in ottobre non dovrebbero far gridare al miracolo, alla missione finalmente compiuta che libera le mani alla Federal Reserve facendo diventare quasi scontato il rialzo dei tassi a dicembre grazie anche alla crescita dei salari. Non è così semplice. Perchè la vera storia sullo stato di salute dell'America che lavora la raccontano i dati disaggregati, come sempre rilasciati dal Bureau of Labor Statistics a scoppio ritardato. Quelli, per esempio, che spiegano come 378mila nuovi impieghi siano attribuibili all'area degli over 55, gente spesso già in pensione che viene impegnata part time. Nel settore dei maschi fra i 25 e i 54 anni, ovvero il range di età in cui in un periodo florido dovrebbe concentrarsi il maggior numero di assunzioni, sono invece stati mandati a casa quasi 120mila persone. Non un fulgido esempio di prosperità. Tanto più se si considera che dei 271mila nuovi posti, non uno solo è stato creato nel cuore industriale del Paese, ovvero la manifattura. Perlopiù i neo assunti sono commessi , camerieri e baristi, tutte categorie accomunate da bassi stipendi e che non partecipano alla produzione di quei beni esportabili da cui dipendono le sorti della bilancia commerciale. Quanto alla disoccupazione, è sufficiente ricordare che se nel computo fossero compresi anche gli scoraggiati il tasso non sarebbe al 5% bensì al 23%.Ma veniamo all'altro dato che ha messo le ali alle probabilità di una stretta in dicembre, cioè la crescita del 2,5% su anno dei salari vista da alcuni come una fiammella d'inflazione. In realtà, i prezzi restano glaciali. Lo dimostra la discesa il mese scorso di quelli all'importazione (-0,5%), il crollo di quelli alla produzione (-5,9%) e la debolezza di quelli al consumo, un +1,3% su base annuale che resta il dato più debole da maggio. Quanto alle buste paga, i poco più di 51 milioni di americani impiegati nell'industria mineraria, nel commercio, nei trasporti, nel settore finanziario e nel tempo libero hanno visto assottigliarsi i salari; nella manifattura i 12,3 milioni di occupati non hanno visto un cent di aumento; mentre i 57 milioni di lavoratori in altri settori industriali hanno messo in tasca poco o nulla in più. Da dove è arrivato, allora, l'incremento delle retribuzioni il mese scorso? Semplice: dall'edilizia (+8,1% su base annua), un comparto con 6,4 milioni di lavoratori. È un passo sostenibile, quello del mattone? Si direbbe di no, visto che nel secondo trimestre le paghe hanno subìto un calo e che l'arrivo della stagione fredda potrebbe falcidiare i salari. Accendendo così una spia rossa sulla plancia di comando della Fed. Insomma: prima di compiere la scelta sui tassi, la Yellen sarà costretta a ballare il ballo del mattone.