Technogym, da Cesena a Rio passando da Piazza Affari

Fondato 33 anni fa da Nerio Alessandri il gruppo vale ora 750 milioni. L'ok al listino atteso il 28 aprile

Technogym scalda i muscoli e si prepara a debuttare in Borsa a un prezzo compreso tra i 3 e i 3,75 euro per azione. Parliamo di una capitalizzazione che potrebbe anche superare i 750 milioni di euro. La società, icona tricolore del fitness di design, è stata valutata tra le 8 e le 10 volte circa il margine operativo lordo, meno rispetto alle attese di mercato che parlavano di una valutazione intorno al miliardo di euro pari a 15 volte il mol.

Il d-day è fissato per il 28 aprile, quando dovrebbe essere concluso il processo di approvazione da parte di Consob. In vetrina ci saranno 57,5 milioni di titoli comprensivi di greenshoe, pari al 28,75% del capitale, offerti in collocamento dal fondo Arle Capital Partners (erede di Candover Capital Partners) che scenderà così all'11,25% del capitale dall'attuale 40%. La famiglia Alessandri resterà invece stabile al 60% del capitale. La parziale uscita di Arle potrebbe essere stata indotta da patti interni riguardanti la data del disinvestimento. E, in effetti, l'operazione non avviene a multipli entusiasmanti per il fondo, nonostante l'azienda sia in decisa ascesa: secondo quanto riportato da fonti stampa Arle, a bilancio, avrebbe in carico la partecipazione a una valutazione complessiva pari a 1,2 miliari (ovvero 14 volte il mol) e gli stessi predecessori, Candover, entrando nel gruppo avevano riconosciuto a Technogym una valutazione pari a 15 volte il mol.

Per Alessandri la quotazione rappresenta l'ultimo tassello di un sogno iniziato nell'ottobre del 1983 in un garage di Calisese, nei pressi di Cesena, mentre il mondo si prepara all' indimenticabile Olimpiade di Los Angeles con Carl Lewis, Edwin Moses e Alberto Cova. L'imprenditore, allora ventiduenne riesce a convincere il papà a parcheggiare in strada la sua Golf per poterlo trasformare in officina: progetta la «hack squat», ovvero un attrezzo con cui effettuare piegamenti in modo più sicuro rispetto allo stesso esercizio eseguito con il tradizionale bilanciere, e la vende per 300mila lire a una palestra locale. Il successo della hack squat, peraltro è immediato, gli ordinativi esplodono e il posto sicuro diventa tutto a un tratto obsoleto.

Qualche anno dopo apre il giornale e legge che Berlusconi si è comprato il Milan e ha assunto Arrigo Sacchi. Parte a razzo per Milanello, li convince a lasciarlo attrezzare la palestra. Fu il decollo, anche perché il Milan in quegli anni cominciò a vincere tutto. Seguono altre presse, manubri, bilancieri, tapis roulant, linee isotoniche (utilizzate per l'esercizio muscolare a resistenza variabile) che conquistano il mercato europeo ed espugnano perfino gli Stati Uniti. Sono gli anni in cui negli Usa spopolano le lezioni di aerobica di Jane Fonda, mentre Italia, fino ad allora, le palestre erano frequentate prevalentemente da body builder. Alessandri capisce l'importanza della nuova tendenza che si sta imponendo dall'altra parte dell'Oceano e che vede l'esercizio fisico come fattore determinante per la salute psico-fisica e il benessere della persona e, di conseguenza, le palestre come luoghi aperti a un pubblico vasto e trasversale. L'innovazione diventa la parola chiave nella crescita della società prima nel fitness e poi nel benessere.

Trent'anni dopo Technogym è diventata un'icona mondiale nel settore. L'azienda si è aperta al resto del mondo: oggi esporta il 90% della sua produzione in oltre cento Paesi. É stata anche il fornitore ufficiale delle ultime cinque edizioni delle Olimpiadi: Sydney 2000, Atene 2004, Torino 2006, Pechino 2008, Londra 2012 e lo sarà anche dei prossimi Giochi di Rio 2016 dove fornirà una gamma completa di macchine, servizi e soluzioni per il principale centro di allenamento nel villaggio olimpico.

Alessandri porterà Technogym in Borsa con numeri in crescita: nel 2015 il giro d'affari è salito del 10% a 512 milioni, il margine operativo lordo a 86,7 milioni (+40%) e l'utile netto a 28,5 milioni mentre l'indebitamento netto si aggira intorno ai 38 milioni.