Una tegola su Gm rimette in pista Fca

In arrivo sanzione miliardaria. E spunta una lettera di Marchionne: «Uniamoci, saremmo una superpotenza»

Avrebbe i giorni contati il triste primato di Toyota, quello di aver dovuto pagare, al Dipartimento di giustizia americano, la più pesante sanzione mai inflitta a un costruttore di autoveicoli: 1,2 miliardi di dollari patteggiati. La pesantissima tegola sul colosso giapponese era caduta dopo che un difetto all'acceleratore di alcuni veicoli aveva causato una serie di incidenti con morti (34 quelli sul suolo Usa) e feriti. Da qui il richiamo di ben 9,4 milioni di vetture. Ma a battere il record di Toyota potrebbe ora toccare a General Motors: ancora il Dipartimento di giustizia Usa ha identificato degli illeciti penali nella mancata comunicazione da parte di Gm di un difetto all'accensione dei veicoli che ha causato almeno 104 vittime. Le autorità, secondo il New York Times , starebbero ora negoziando un patteggiamento superiore alla sanzione inflitta a Toyota.

I difetti, che risalgono agli anni passati, causavano l'improvviso spegnimento del motore che rendeva inoperativo il servosterzo, i freni e gli Airbag. Gm ha finora richiamato oltre 30 milioni di veicoli nel mondo per vari difetti e solo nel 2014 ha speso nell'operazione 3 miliardi di dollari, con l'accantonamento di altri 600 milioni da destinare ai parenti delle vittime.

Se, come sembra, così sarà, il colpo finale per Mary Barra, al vertice di Gm dal 15 gennaio 2014, sarà pesantissimo, considerato soprattutto che la vicenda non la riguarda direttamente. La polpetta avvelenata, infatti, è stata ricevuta in «dono» dalla top manager «paperona» (per lei, solo dopo il primo anno, 16,2 milioni di dollari tra stipendio, bonus e stock options ) da chi l'ha preceduta. Per il gruppo di Detroit il patteggiamento record in arrivo, a conclusione di una drammatica sequenza di incidenti e richiami, rappresenta un grave danno all'immagine proprio nel momento in cui il colosso sta raccogliendo i primi frutti della riorganizzazione dopo il fallimento e la successiva rinascita. Gm ha infatti chiuso il primo trimestre con profitti netti passati da 125 a 945 milioni di dollari, nonostante il volume d'affari sia calato del 4,5% a 35,7 miliardi per i rallentamenti del business in Russia e in Brasile e le difficoltà nel mercato europeo (Opel e Vauxhall) dove il ritorno all'utile è stimato nel 2016. Vento in poppa, invece, negli Usa dove Gm ha realizzato il settimo rialzo trimestrale consecutivo. D'altra parte il patteggiamento può anche diventare l'occasione per Barra di chiudere i conti con il passato. E pensare al futuro. È indubbio che l'ormai prossima maxi-sanzione «rischia di indebolire Gm, rendendola più contendibile», sostiene un analista d'Oltreoceano. «Teoricamente - aggiunge - solo un'azienda come Volkswagen potrebbe farsi avanti in questo senso, mentre per Fca vedrei meglio un accordo».

E forse non a caso, proprio ieri è emerso che in marzo l'ad di Fca, Sergio Marchionne, ha inviato una mail a Barra, per parlare, come riporta il Nyt, « del potenziale successo commerciale di una fusione», riducendo i costi per miliardi di dollari e «creando una superpotenza nel settore auto». Un'analisi che sia la top manager sia il cda di Gm hanno lasciato cadere nel vuoto, senza nemmeno volerne discutere con il capo di Fca. Da qui la decisione di Marchionne di puntare direttamente sui grandi soci istituzionali del gruppo.