Telecom, Bernabè gioca la carta «3»

Telecom nuovamente in altalena in Borsa. Il titolo della società telefonica ha chiuso in rialzo del 7,8%, pareggiando praticamente il meno 5% fatto segnare mercoledì, in una ridda di voci tra possibili fusioni e cambi di strategie e management, anche se per gli analisti si tratterebbe soltanto di ricoperture. Oltre a queste, però, a far scattare la molla degli acquisti anche le voci della presentazione al cda, che si svolgerà l'11 aprile, di una proposta di fusione con H3g che in Italia controlla «3», ossia il quarto gestore di telefonia mobile. Su questo punto gli analisti sono concordi: il mercato delle tlc, dopo la fase espansiva della liberalizzazione, è ora avviato al consolidamento.
In realtà, della possibile integrazione fra «3» e Telecom se ne parlò anche un paio di anni fa. Ma le posizioni tra acquirente e venditore circa la valutazione di «3» erano troppo distanti. E certo lo sono ancora, anche se Telecom, secondo indiscrezioni, proporrebbe una fusione tramite scambio di azioni diluendo le quote dei soci ma creando valore eliminando uno dei concorrenti della telefonia mobile. L'idea potrebbe piacere al presidente Franco Bernabè, che ne sarebbe lo sponsor, e che forse presenterà davvero questa possibilità al cda, come del resto aveva fatto con la proposta di Sawiris bocciata poi dai soci.
All'operazione lavorerebbero banche d'affari e studi legali, anche se sembra più una prova generale per il futuro di Telecom che non un'opzione praticabile e concreta. Di certo ai grandi soci italiani non piace molto, convinti che si tratti dell'ennesima trovata di Bernabé. E su questo sembrano concordare un po' tutti. Anche se in Telco, la holding di controllo, sono ormai affiorate due anime: da un lato Mediobanca è più decisa ad affrontare il cambio del management; mentre dall'altro Intesa è più determinata a studiare per Telecom una strategia industriale sulla base della quale fare ogni altra scelta. Alla finestra ci sono poi le Generali e il primo azionista dopo Telco, ossia la Findim della famiglia Fossati, che punta in un cambio di governance interna e a una maggior contendibilità della società, bloccata anche dalla golden share.
Se così non fosse, a questi prezzi, probabilmente i possibili acquirenti non mancherebbero. Telecom capitalizza 10,8 miliardi (da inizio anno ha perso in Borsa il 15%), meno dunque del presunto valore della sua rete, che oscilla tra i 10 e i 15 miliardi. A pesare c'è il debito, anche se ridotto a 28,2 miliardi, e il mercato domestico in calo costante. Dal 2005, secondo i dati dell'Agcom, tra i principali mercati dei servizi regolamentati (acqua, luce, gas ma anche trasporti ferroviari e canone tv), quello delle telecomunicazioni è stato l'unico a registrare un continuo calo delle tariffe. Sul piatto c'è, ovviamente, la sempre promessa e mai realizzata cessione della rete a Cdp affiancata da investitori privati ma la mancanza di governo allontana questa ipotesi, forse l'unica realmente percorribile.