Telecom, confronto sul piano in attesa del socio Vivendi

La società francese, proprietaria di Canal Plus, avrà circa il 6% dell'ex monopolista e potrebbe influire sulle sue strategie. Il rebus Brasile

È stato il cda degli auguri di Natale quello di ieri per i consiglieri di Telecom Italia. E mai come quest'anno la società ne avrà bisogno. La partita, infatti, è cruciale sia per Telecom sia per l'Italia, dove lo sviluppo della rete in fibra ottica al momento copre solo l'1% della popolazione. Certo un po' di banda ultralarga c'è, grazie ai 30 Mb portati da Telecom in 109 città, ossia il 30% della popolazione. Ma non sono certamente i 100 Mb promessi dalla fibra ottica. E il 70% degli italiani si deve accontentare di 7 Mb e molti neppure di quelli.

E proprio sulla rete e sul suo sviluppo è incentrato il piano triennale, fino al 2017, che l'ad Marco Patuano presenterà al mercato a febbraio. Sul tavolo ci sarà anche il dossier, sempre caldo, del Brasile, che prevede per Tim Brasil o la vendita o la possibile integrazione con Oi. Il piano di Telecom, comunque, deve ritenersi ancora aperto, in vista dei possibili cambiamenti che potrebbero arrivare quando entrerà nel capitale il gruppo francese Vivendi, che ha ricevuto circa il 6% del capitale da Telefonica. Sullo sfondo c'è lo scioglimento del patto Telco, di cui la stessa Telefonica faceva parte insieme a Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo. In quest'ambito c'è un altro problema: per sciogliersi, Telco ha bisogno anche di autorizzazioni da parte dell'Authority brasiliana. Insomma, si tratta di una situazione fluida e complessa. Non c'è dubbio, comunque, che la prima cosa da affrontare sia lo sviluppo della rete in fibra ottica che passa per Metroweb, per la quale sono in corsa due contendenti, Telecom e Vodafone. Ora spetta al fondo F2i decidere quale sarà il destino della sua società della rete e dei crediti d'imposta che questa si porta dietro e che andranno a beneficio del vincitore. Certo è che, a Patuano, un errore su questo fronte non sarebbe perdonato. E lo stesso vale per il Brasile. Va detto, comunque, che, anche se l'accordo con Oi sarebbe certamente più conveniente per la società, la vendita di Tim Brasil consentirebbe a Telecom di trovare tutte le risorse per fare la rete in fibra in Italia. In quest'ottica, uno scenario immaginato dagli analisti sarebbe lo scorporo della rete e un merger di Telecom con un produttore di contenuti, come Mediaset ad esempio.

Quanto al Brasile, al momento non risultano ancora contatti diretti con il management di Oi, né offerte sul tavolo di Tim Brasil da parte di presunte cordate. Le prime valutazioni degli uffici studi segnalano come un'offerta, per Tim Brasil, sui 15 miliardi di dollari corrisponda a una valutazione ben inferiore ai multipli riconosciuti non molto tempo fa da Telefonica nell'operazione su Gvt (7 volte il rapporto della capitalizzazione al netto del debito sul margine operativo lordo, contro le 10,5 volte pagate per Gvt). Quanto alla Borsa, ieri Telecom ha chiuso in progresso del 2,4% e torna sopra la soglia di 0,90 euro.

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