Telecom crede ancora nello scorporo

«Crediamo nella solidità del progetto e lo vogliamo portare avanti». Il presidente di Telecom Italia, Franco Bernabè, ieri alla Camera per un'audizione in commissione Trasporti, ha fornito ulteriori precisazioni sulla decisione di congelare lo scorporo della rete in attesa di un chiarimento della normativa. «Vogliamo solo verificare che il quadro in cui è stata presa questa decisione sia quello dettato dall'Ue: non chiediamo una nostra agenda», ha aggiunto.
Un chiaro riferimento alla proposta dell'Authority tlc, guidata da Angelo Cardani, di ridimensionare le tariffe dell'unbundling del local loop (l'affitto dell'ultimo miglio della rete da parte degli operatori alternativi) da 9,28 a 8,68 euro al mese per cliente. Un taglio che, se confermato in sede comunitaria (la Commissione Ue ha tempo fino alla prima metà di agosto per valutare) peserebbe per 110 milioni di euro di minori ricavi rispetto al 2012 sul bilancio del gruppo.
Ma quello di Bernabè non è stato né un attacco, né una minaccia di bloccare in toto lo spin-off (anche se va ricordato che il valore dell'asset dipende anche dalle tariffe di affitto) tanto più che l'Agcom ha assunto un atteggiamento più riflessivo. «Speriamo che la verifica possa concludersi in tempi brevi», ha chiosato Bernabè, spiegando che a fine luglio dovrebbero esserci «elementi importanti di valutazione».
Insomma, Telecom non intende mettere sotto pressione nessuna istituzione su un tema così delicato (tant'è vero che sono stati confermati i 9 miliardi di investimenti in Italia nel periodo 2013-2015). Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, tuttavia, ieri ha incontrato il numero uno di Telecom e intende tenere la situazione sotto controllo. «Questo scorporo - ha evidenziato Bernabè - non riguarda una bad company, ma al contrario una compagnia dotata di risorse molto importanti: è un progetto coraggioso e innovativo» che necessita di una «condivisione profonda» e di un quadro regolatorio e tariffario che «non metta l'Italia ben al di sotto dei Paesi Ue» (la media è di 9,2 euro a cliente al mese, più di quanto previsto dell'Agcom).
Eppure un sassolino dalla scarpa Bernabè se l'è voluto togliere rivolgendosi ai concorrenti Vodafone, Wind e Fastweb che lunedì sera avevano manifestato stupore per lo stop al progetto denunciando la manovra come «un espediente per mettere un'indebita pressione sull'autorità indipendente di regolamentazione allo scopo di condizionarne le decisioni».
Il presidente di Telecom ieri è stato perentorio: «L'unica cosa che mi sorprende è che chi ha tirato la giacchetta in qualche modo sono quelli che hanno minacciato di chiudere interi settori di attività mettendo sul lastrico le famiglie se l'Autorità non avesse soddisfatto le loro richieste. Questo è tirare la giacchetta».
L'unica istituzione a non aver ancora «metabolizzato» lo stop temporaneo allo spin off è stata proprio la Borsa. Ieri, a Piazza Affari, Telecom ha perso il 3,4% a 0,4864 euro, un valore pericolosamente vicino ai minimi storici del luglio 1997. L'estrema sintesi di questa tendenza è quella fornita da Equita. Dopo l'abbandono del progetto di integrazione con «3» e lo stand-by sullo scorporo, il titolo perde appeal speculativo. «Anche lo scioglimento del patto di sindacato di Telco (il veicolo che controlla Telecom partecipato da Telefónica, Generali, Intesa e Mediobanca) perde immediatezza se non accompagnato dallo spin-off», ha commentato la Sim.