Telecom, Elliott in pressing su Vivendi

Per il fondo Usa è nulla la convocazione dell'assemblea il 4 maggio per eleggere il cda

Maddalena Camera

Continuano i colpi di scena nella battaglia per Telecom, tra Vivendi ed Elliott, che si fa sempre più complicata anche a livello legale. A partire dal cda che si svolgerà oggi. Per qualcuno infatti il consiglio dovrà solamente prendere atto dell'integrazione da parte dei sindaci nell'assemblea del 24 aprile delle richieste di Elliott, già operativa. Il collegio ha esercitato, al posto del board che non ha provveduto, il potere di supplenza ex articolo 126 bis del Tuf, integrando così l'ordine del giorno con la richiesta di cambiare 6 consiglieri. Una mossa che ha spiazzato il board e Vivendi, primo socio di Telecom con il 23,9%. Secondo altri però il collegio sindacale non avrebbe potuto integrare l'ordine del giorno autonomamente, cosa che può fare solo nel caso di inerzia del cda che, il 24 aprile, con le dimissioni già decise dei sei consiglieri di Vivendi, decadrà, ma al momento è ancora in carica. E dunque il cda potrebbe anche impugnare davanti al giudice la decisione dei sindaci. Con il rischio però di bloccare l'attività di Telecom in un momento cruciale dato che la società è impegnata della separazione della rete. Vivendi sta valutando il da farsi e potrebbe decidere di non agire per vie legali cercando una intesa.

In questo caso l'ago della bilancia potrebbe essere Franco Bernabè, vice presidente del gruppo che non si è dimesso e che quindi con tutta probabilità presiederà l'assemblea del 24 aprile nella quale il collegio sindacale ha inserito le richieste di Elliott di revocare i consiglieri in quota Vivendi e di nominarne di nuovi. Giovedì scorso, oltre a Giuseppe Recchi le cui dimissioni sono state da subito operative, si sono dimessi sette consiglieri, a valere dal 24 aprile, facendo così decadere da tale data l'intero consiglio. Ora Elliott sostiene che «se i suoi amministratori fossero eletti dall'assemblea del 24 aprile, quella del 4 maggio, che dovrebbe rinnovare integralmente il consiglio, non dovrebbe avere luogo».

Da sottolineare che, evidentemente, l'ad Amos Genish, espressione di Vivendi, va benissimo anche a Elliott visto che tra i suoi sei consiglieri proposti, Fulvio Conti, Massimo Ferrari, Paola Giannotti De Ponti, Luigi Gubitosi, Dante Roscini e Rocco Sabelli, nessuno è stato indicato in questo ruolo.

Adesso Elliott attende «con impazienza» che Telecom pubblichi l'integrazione all'ordine del giorno dell'assemblea del 24 aprile, «senza ulteriori ritardi nella prospettiva di realizzare un Consiglio veramente indipendente».

Elliott spera che la decisione del Collegio Sindacale possa finalmente porre fine al regno di Vivendi caratterizzato da «disprezzo e abuso deliberato dei diritti degli azionisti». Ma cosi si nasconde dietro questa guerra tra Elliott e Vivendi? La posta in gioco sarebbe lo scorporo della rete che permetterebbe al governo, qualunque esso sia, di sistemare il «pasticcio» fatto con Open Fiber, la società realizzata da Enel e Cdp per creare una infrastuttura in fibra ottica alternativa a quella di Telecom. Ieri Claudio Costamagna ha detto di aver avuto contatti con Elliott «ma di essere convinto dell'operazione Open Fiber». Il problema è che Open Fiber ha strapagato Metroweb che, al momento, è praticamente il suo unico asset. E dunque l'integrazione con la rete Telecom sarebbe provvidenziale, per ristabilire l'equilibrio dei conti.